
Ogni mattino scrivo “una frase bella al giorno”: un modo per condividere pensieri personali in maniera sintetica; uno spunto dal quale ho tratto una riflessione o uno stimolo per compiere il mio meglio nella giornata. A volte sono citazioni, molto più spesso pensieri nati da conversazioni con me stesso o con qualcun’altro che mi ha messo davanti ad una situazione sulla quale mi è necessario meditare per poter scoprire e conoscere ancora qualcosa di me.
Negli ultimi giorni sento il bisogno di cambiare…. Forse un bisogno fin’ora inascoltato, che è sempre stato nascosto nella sua naturalezza dal momento in cui la vita non è altro che il saper assecondare, appunto, il cambiamento fisico quanto mentale del proprio essere. E sull’idea del cambiamento riconosci la paura del nuovo ed incognito arrivando così alla conclusione che effettivamente ci vuole un grande coraggio per vivere… per andare al di là di quella “sicurezza” che ci da la monotonia e la staticità.
Negli ultimi giorni proprio sulle onde di questo pensiero mi domando quanto io stia vivendo. Se non mi stia forse nascondendo dietro un angolo di codardia accantonando il mio essere valoroso per un pugno di soldi ed una vita noiosa; se non sia forse meglio abbandonare il porto sicuro per buttarsi in un mare tempestoso; se non sia meglio aprire la porta del mio casolare, imbracciare la sella, lo scudo e la lancia e montare sul ronzino in cerca di valorose avventure per quanto dettate da sogni enesplorati, talvolta folli ed incompresi: un Don Chisciotte del proprio romanzo ancora tutto da scrivere.
Faccio l’elenco di quelli che furono i miei sogni. Di quanti ne ho abbandonati dentro cassetti di mobili nascosti in stanze dimenticate nella mia mente e nel mio cuore; di quanti hanno preso il volo sulle ali di palloncini trasportati dal vento che come il tempo soffia sulla vita senza più tornare a farmi visita; a quanti invece mi sono caduti dalle mani mentre ci lavoravo sú, frantumandosi al suolo come un delicato calice di cristallo che conteneva gocce di sangue, lacrime e sudore versate per realizzarlo. Mi domando quale sogno mi resta ancora sotterrato nella sabbia della paura di mettermi in gioco costantemente? Mi chiedo se mai sia possibile che non ne abbia più e COME si possa vivere una vita priva?
La realtà è che ci vuole coraggio anche per mantenerli vivi i sogni! Per rincorrerli e per definire la strada da percorrere per raggiungerli; ci vuole coraggio per tutto, e forse la cosa più difficile è non mostrare questa vulnerabilità al mondo nel quotidiano.
Ricordo con nostalgia ed affetto il tempo passato in solitaria in Asia; la possibilità di ascoltarmi al di fuori del tram tram veloce ed ordinario dei giorni; la nascita della consapevolezza di ciò che si è al di là della propria fisicità e allo stesso tempo l’importanza di relazionarsi al mondo attraverso di essa con costanza e disciplina per trovare nuove opportunità di evoluzione in base alle situazioni, in base alle esperienze; lasciandosi sorprendere e dando la possibilità alla vita, attraverso gli altri di farlo. Talvolta sorprendendosi anche da soli decidendo invece che scegliendo.
La decisione e la scelta sembrano due cose uguali ma analizzandole bene si può far caso a come viviamo in un mondo che altro non fa se non darci la possibilità di scegliere anziché decidere. Come in un menù esprimere la preferenza tra questo o quello arrangiandosi e a volte accontentandosi di qualcosa che a lungo andare, il più delle volte provoca malessere nello stato interiore, oppure che magari solo all’inizio ci da quella felicità momentanea, sempre che esista, per poi riscendere parabolicamente in pensieri ed emozioni deviate da quelle strutture e meccanismi che come vento la portano via con sé manco fosse una foglia secca appena appesa su di un ramo rimandando il tutto solo ad un ricordo che condizionerà le esperienze future e l’atteggiamento di approccio.
Su cosa sia la felicità si potrebbe aprire un confronto infinito di opinioni come per la tristezza: entrambe emozioni che in quanto tali hanno una durata fugace, passeggera come è la vita in sé.
E così, come dicevo, entra in ballo il decidere piuttosto che lo scegliere sulla base di quello che è l’auto-ascolto; sulla base della vita che si vuole. Arrivo a dirmi tra me e me che questa è la mia vita, come per ognuno me ne è stata data una e che preferisco morire di pazzia che marcire di codardia. Che la parola d’ordine sia valoroso perchè la lista dei codardi è già al completo come quella degli annoiati che con abitudine ordinaria ripetono giorno dopo giorno i stessi pensieri e le stesse mosse senza mai cambiare di una virgola quello che è il proprio pensiero, senza deviare mai il corso del proprio tempo e flusso; che non ci siano posti in cui nascondersi quando l’unico con il quale devi fare i conti sei te stesso tanto vale essere onesti; che il mondo già ha abbastanza persone che odiano il predicibile dei propri passi, troppa gente annoiata di non tentare e troppa gente obbediente.
Non ho voglia di spendere i respiri che mi restano a pensare cosa pensa o spera di me il mondo e non ho voglia di essere quel tipo di persona la quale raccontando la propria storia evince che sono più le cose che sarebbero potute essere se non fossero mancati i coglioni. Voglio accendere la miccia della curiosità ogni santo giorno. Voglio capire da dove nasce il caos? quanto amaro può dare un amore? che si sente ad essere straniero? Vedermi ridicolo e vergognarmi provando qualcosa di nuovo; spendere soldi in qualsiasi cosa possa darmi un sorriso genuino e guadagnarmi le volte che l’universo mi corrisponde ciò che mi è dovuto.
Quest’inquietudine non si cura con un lavoro stabile, con una vita sicura perché parliamoci chiaro, il sicuro non porta con sé alcuna magia. Non c’è libertà e dove non c’è libertà non mi sento sicuro. Questa vita è mia e non voglio permettere a nessuno che me la rubi o condizioni. Senza paura, con coraggio tutto si convertirà in curiosità, e dopo in umiltà, poi in atteggiamenti valorosi e finalmente in momenti di questa che si possano raccontare arrivati al cielo.
Mi concedo di avere paura solo di una cosa seppur in minima parte vista la sua relatività nella vita animica: il tempo. Il suo trascorrere naturale ed implacabile, tremendamente silenzioso al suo modo rigido di non tornare mai indietro; alla sua mania di giocare senza pietà. E senza troppa importanza di quanto resta ancora faccio i miei migliori sforzi per far si che questa vita che è l’unica che ho valga la pena davvero.

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