pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

Ma oggi no

Tempesta e quiete raccolti in battito di cuore; nel respiro. C’è sempre, tra una contrazione ed un espansione una pausa, un blocco del tempo nel quale tutto si ferma; una morte momentanea nella quale a volte mi piace fermarmi.

Guardo il mare mosso mentre gabbiani volano verso il largo offuscato da una luce bianca che non lascia trasparire l’orizzonte. Una coltre fitta come i pensieri che troppo spesso affollano la testa annebbiando la vista su ciò che lo spirito reclama.

Sono così preso dai desideri da non riuscire a concentrarmi su quella parte di me che tace, quella parte che scoprii in viaggio e che mi manca come ad un neonato manca il seno materno. Già, si tratta di un nutrimento indispensabile all’anima che sempre più di rado riesco a darmi.

Quanto è difficile staccarsi. La musica suona soave mentre le onde continuano a rombare come motori pronti ad una partenza verso chissà quale meta se non quella di un ritorno all’acqua, al mare aperto, a dove loro stesse sono nate.

La fonte della creazione, è lì che tutto ha origine ed è lì dove probabilmente torneremo dopo quest’esperienza terrena. E cosa resterà se non un ricordo materiale in chi per qualche tempo si ricorderà di noi fin quando sarà il suo turno per raggiungere anch’egli quella dimensione?

Mentre mi guardo intorno le scarpe vicino al mio telo mi ricordano le volte in cui camminando mi sono fermato mollando quel senso di movimento, affondando i piedi nudi nella terra come una pianta che cerca di succhiare energia.

Ho più di 30 paia di scarpe eppure non ho mai disdegnato, anzi ho sempre amato camminare scalzo indipendentemente dal terreno che andavo a calpestare. Ma non soltanto, amo stare sdraiato o seduto non su un letto o su di una sedia bensì al suolo con gli occhi all’insù guardando le nuvole che passano veloci o le stelle che, come legate con un filo d’oro invisibile all’universo restano ferme a contraccambiare quello sguardo fisso che riesco a dedicargli ormai solo di rado.

Una visione verso il passato ed il futuro che consente di restare nel presente. Che paradosso! Si ha sovente la sensazione di non riuscirsi a fermare, di non riuscire a stare al passo e così ci si affanna spesso nel trovare un momento per poterci dedicare qualcosa che sia un break non tanto per la mente ma per il corpo quando invece abbiamo la soluzione sotto i piedi e sopra la testa in qualsivoglia momento; Raramente ci consideriamo un collegamento tra i poli terra e cielo perché spesso vediamo le due cose così lontane e distanti da noi tanto da crederle irraggiungibili. come vediamo lontani i nostri obbiettivi spesso materiali ed egoici che continuiamo ad inseguire come farebbe un asino con una carota legata in davanti alla testa.

Vorrei solo riuscire a coltivare questa consapevolezza nel corso di ogni mio giorno e non soltanto quando il corpo si ferma dalla routine caotica che il mondo materiale ci ha imposto. Vorrei tornare all’origine di quello che sono stato in vite passate per scoprire le esperienze fatte e il motivo di quest’ultima reincarnazione ma mi rendo conto che non avrebbe senso perché precluderebbe il corso che come un fiume si snoda tra anse e secche, rocce, piante ed ostacoli di ogni sorta che in lingua originale e comune chiamiamo vita e che necessariamente si ha il bisogno di affrontare per poter progredire.

I fiori gialli nella sabbia si muovono col vento lasciando spazio a pensieri azzurri come il cielo che si fonde senza una linea definita sul mare; la schiuma bianca delle onde si alza allo sbattere contro gli scogli neri che ho su un fianco e sulla sabbia dall’altro, disegnano fuochi d’artificio spumosi ed irregolari; archi di terra più scura che subito viene asciugata dal sole che brilla come un astro mai domo mi fanno pensare al ying e yang ed al suo significato che molti, in parte erroneamente interpretano come la ricerca del bene nel male e del male nel bene senza mai accorgersi che forse, almeno a mio giudizio, ha ragione il monaco incontrato da Gianluca Gotto nel suo cammino che definisce il senso dello stesso raccolto unicamente nella linea che separa i due colori così come le due parti: Quella linea da percorrere coscientemente e consapevolmente per poter vivere nella giusta relazione con tutto.

Può sembrare un discorso trito e ritrito, scritto e letto anche semplicemente tra le pagine del mio blog. Ma sapete cosa? A volte bisogna ripetersi per apprendere concetti e lezioni e probabilmente se oggi scrivo questo è perché di questo oggi ho bisogno. La ripetizione. Come per un mantra, come per una preghiera affinché venga esaudito o risolto un desiderio ed un problema.

Ho già parlato dei desideri e delle paure che ne scaturiscono e su questo non voglio ripetermi. Lo ritengo un tema negativo con cui ultimamente sto facendo i conti spesso concentrandomi forse troppo sul quesito piuttosto che sulla risposta; senza lasciare spazio affinché le cose semplicemente avvengano. Ma oggi no, oggi mi fermo. Affondo i piedi nella terra, tengo lo sguardo in alto e tutto intorno. Fiori gialli sullo sfondo azzurro del mare e del cielo e nuvole bianche soffici che un passo dopo l’altro avanzano senza una meta definita sospinte da un vento dolce che suona e accarezza la pelle e l’anima baciata dal sole.

Lascia un commento