
Il tempo passa e nessuno può impedirlo o portarlo indietro. Gli eventi si succedono attimo dopo attimo così come i pensieri ed i stati d’animo che ne derivano. Non ce ne accorgiamo nemmeno; spesso in balia delle emozioni e delle situazioni diamo più importanza a qualcosa che effettivamente di importante ha ben poco e mai ci si ferma a pensare di essere vivi, vivi in un mondo fatto di morte. La morte dei sentimenti, della giustizia e della virtuosa creazione collaborata con altri creatori sullo stesso stato di coscienza; eppure ogni giorno mi rendo conto di quanto sia difficile tutto questo. Ognuno inghiottito nei propri interessi, nei vizi, nella diffidenza verso un mondo che apparentemente non ha più nulla da dare e che eppure è tanto ricco ancora.
In molti sentendo dire questo sbotteranno a ridere prendendomi per un pagliaccio che altro non fà se non dire la sua da un punto di vista distante: quello di chi ha voluto lasciare ogni ritmo frenetico e ogni ansia per morire nel corpo e nascere nello spirito. Una sorta di reincarnazione asettica, esente dalla conoscenza del giusto e dello sbagliato, che rifiuta il ringraziamento; che nel profondo si vergogna di essere più fortunato di altri e se ne sente in colpa; che cerca di dare prima agli altri che a se stesso ma che allo stesso tempo conosce il suo egoismo e le sue mancanze accettandole perché cosciente che una forte virtù è meglio di due costruite male; ignorante sulla felicità e sulla gioia, ma anche della tristezza e del malessere; un’ anima profonda anche quando viene ferita;
E così in un mondo sbilanciato dal proprio sentire percepisci un senso di distanza, come un eremita sceso dopo tempo dalla solitudine dei monti. Inizi a parlare di questo ma vedi negli occhi delle persone sgomento e assoluto disorientamento; molto spesso giudizio; incomprensione e mai curiosità nel cercare di capire. Continuo a parlare ma mi accorgo che la mia bocca non è fatta per le orecchie, o meglio non per tutte. Solo le più attente e amorevoli si aprono come si aprono i cuori di chi ha fede e crede di essere ancora in tempo per seminare nel proprio terreno la speranza. Ognuno ha la sua; ognuno nel proprio profondo sà quale sia la speranza per sé e per il mondo che va al di là del materialismo. Basta solo ascoltarlo. Con non poche fatiche e suggestioni provo a farlo costantemente, cercando di essere quanto più possibile coerente con me stesso. A volte risulta impegnativo… tanto impegnativo. Specialmente quando ti senti soffocare dal mondo intorno. A quel punto chiudo gli occhi e respiro; è l’unico modo che fin’ora ho conosciuto per tornare centrato; ascoltando il cuore e l’anima mia.
Penso all’inizio del mio percorso, a quante cose sono cambiate, a quanto sono cambiato io, le mie convinzioni, i miei comportamenti, le mie conversazioni. Sotto tanti punti di vista credo di essere arrivato ad un buon livello di maturità pur sempre ancora da accrescere. Un chiaro segno di maturazione interiore è quando non senti più nessun ‘bisogno’ di curare, di aiutare, di proteggere o di risvegliare gli altri… Non interferisci più nelle scelte altrui e lasci ognuno libero di fare la sua vita, anche di soffrire se questo è ciò di cui uno ha bisogno. Diverso è condividere la tua esperienza e conoscenza con chi desidera realmente crescere, risvegliarsi e guarire. Anche qui, dobbiamo imparare a distinguere fra il ‘bisogno egoico’ di essere utili agli altri dal semplice piacere di condividere, piacere che non implica altro se non il piacere stesso; nessun obbligo, nessun senso del dovere, nessuna aspettativa, nessun senso di colpa, compensazione psicologica o proiezione identificativa. La maturità della conoscenza di sé stessi. Cerco di trasmetterla a parole per le orecchie che vogliono ascoltare e sapere o con gesti per coloro i quali hanno bisogno di dimostranze, non importa come ma semplicemente mostri la Via, la tua Via. Condividi il metodo e la conoscenza del tuo personale risveglio affinché uno possa lavorare su se stesso nella misura in cui ha compreso che nessun altro è responsabile per come sta vivendo la sua vita. E si smette di essere l’ancora di salvezza degli altri, smetti di creare dipendenza. E non ti fai più carico di nessuno; Non critichi più nessuno. Nessuna crociata personale contro questi o quelli o a favore di… Nessun bisogno di dimostrare qualcosa in particolare a chicchessia. Fine dei giochi, fine della sindrome del salvatore. Vivi la vita con leggerezza, sciolto e naturale; lasci cadere ogni fissazione, ogni ideologia, ogni pregiudizio, ogni sistema di credenze, ogni convinzione sul mondo e su te stesso. Vivi nella gioia momento per momento.”
Non si è certo esonerati dalle preoccupazioni o dai turbamenti che nonostante tutto vanno affrontati nel quotidiano tra lavoro, impegni e giochi della mente che ti portano a volte alla deriva. Ma si fà. La parte più difficile riguarda le scelte. Purtroppo o per fortuna ognuno di noi è costretto a farne. Chi prima e chi preferisce non scegliere, per questi ultimi è un nodo che però presto o tardi arriverà al pettine, perché si arriva sempre ad una resa dei conti. La scelta implica una certa dose di coraggio, una spiccata follia ad abbandonare la sponda per lasciarsi andare in balia di correnti cercando quanto più possibile di nuotare con tutte le forze per raggiungere un lido ambito o per lo meno da scoprire, ed anche questo aiuta a conoscere se stessi nell’atto della scelta in sé prima, e nel percorso per arrivare dall’altra parte poi.
Certo è che per la maggior parte delle volte o forse per tutte non ci si può più di tanto fermare, neppure si torna indietro, come il tempo che va avanti…

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