
Mi arriccio nei pensieri sul chi sono? Dove vado? Perché faccio quello che faccio?
Spesso mi rendo conto che per quanto lavoro faccia su me stesso non riesco tuttavia a buttare giù quelle barriere che sono gli schemi comportamentali, le dipendenze affettive legate ad un EGO che chiede a gran voce dei riconoscimenti in un ruolo. Come un cieco senza guida continuo a mettere il passo in sabbie mobili che mi affossano in uno stato irrequietezza interiore.
Mi prometto di lasciare che le cose avvengano, mi pongo l’obbiettivo personale di non dover necessariamente fare il dottore dell’anima che vuole svegliare coscienze che non vogliono essere svegliate, quando effettivamente la prima che necessita di risveglio è la mia.
Mi capita di rendermi conto di trascurare le possibilità a vantaggio delle certezze e delle convinzioni; altre volte, viceversa, mi ci immergo idealizzando qua e là situazioni e contesti diversi da quelli che possono appartenermi credendo di potermici adattare. È proprio la parola adattamento che plasma la persona in ciò che potrebbe essere in contrapposizione con ciò che è nel momento; e forse mi manca proprio questa qualità per certi versi. Il saper accettare le cose per ciò che sono andando avanti nei momenti di crisi interiore. Lasciando la possibilità alle tenebre di trascendere, di averla vinta, perché solo così può tornare a farsi vedere la luce. La capacità di adattarmi alla realtà delle cose per quello che sono accettandole così come sono; affidandomi alle mie capacità in relazione al mondo con fiducia in esse e nel destino, o Dio come volete chiamarlo, che ogni giorno mi mette davanti situazioni a me allineate ma che talmente preso dalla lotta al risveglio del mio “IO” faccio fatica a riconoscere. E così mi precludo la possibilità di scelta, ed il libero arbitrio va a farsi fottere insieme alla possibilità di “ESSERE”.
Proprio a proposito di “Essere”, non molti pensano a questo verbo che può indicare: l’esistenza, il fatto di presenziare ad un dato momento, trovarsi, p.es. sono qui ed ora, presente al momento; Può introdurre una qualità di sé: essere testardi e amorevoli; Ma anche un’ appartenenza: sono figlio di…
Mi rendo conto che SONO perché esisto, perché in qualche modo rendo per alcuni il mondo un posto migliore; non sempre posso dire di essere presente a me stesso proprio perché proiettato in situazioni non reali cercando di dare forma e materia ai pensieri ed ai desideri; Sono perché ho delle qualità e mi compiaccio per fare parte dell’universo in tutto il suo splendore trovando spesso il modo di essere connesso con ciò che ho attorno. Eppure questo non mi basta. Preso dall’ EGO del riconoscimento, dalle dipendenze affettive, dal desiderio di voler ricoprire un ruolo o una posizione all’interno di un nucleo; senza mai pensare che già vi appartengo e che con me lo stesso si crea;
E cosi, come dicevo, rincorro posizioni e ruoli senza forse nemmeno volerli così tanto in fondo. Probabilmente perché cosciente chè tutto strutturato su un’illusoria realizzazione che mi porterà al dover indossare abiti che presto o tardi andranno stretti e/o saranno logori; come quando ti esibisci a teatro in ruoli già interpretati da milioni di persone nelle stesse vesti, nello stesso ruolo, con lo stesso copione, sullo stesso palcoscenico che chiamiamo mondo ma senza entrare in competizione con nessuno se non con me stesso, coltivando ambizioni senza troppe aspettative, perché ormai cosciente della fallacità del materiale. Mi esprimo nel mio modo che tanto ha da migliorare soprattutto per il mio equilibrio; quella serenità interiore che ti lascia fluttuare in uno stato di perenne ascesi.
Non sò per voi se sia chiaro ma cosa per me significhi “ESSERE” è difficile da decifrare e descrivere:
Gioco con i miei vari “IO”. Cerco di lasciarmi libero dalle responsabilità che ogni giorno sento verso me stesso, chi amo, e la società; vorrei imparare a stare fuori dalle schematiche sociali alienandomi dagli stereotipi, pur sentendomi incluso in un gruppo, che per quanto inconsueto pur sempre un gruppo è;
Allo stesso tempo faccio di tutto per rispettare ed onorare la realtà che mi sono assegnato e costruito nel corso del tempo per mezzo di scelte che di volta in volta ho fatto per me, nonostante spesso mi rendo conto di quanti condizionamenti possano aver subito dal mondo esterno un pò per compiacimento un pò per ricerca di approvazione.
Mi rendo conto di come potrei essere tutto ma anche niente, coltivando la pazienza che ogni cosa, evento, persona e situazione arrivi ma anche impegnandomi per creare la versione migliore di me, per essere il co-creatore della mia realtà. È evidente che il mio senso di amore per tutto ciò che mi circonda è più forte di quello che ho per me stesso; Lo testimonia il fatto di mettere sempre al primo posto altre cose o persone, ma questo per me non è ben chiaro se rientri nella generosità o nell’appagamento personale e quindi in un egoismo.
Proprio per questo faccio fatica a riconoscere la mia natura: vacillo tra comportamenti sciocchi ed infantili e stati di filosofeggiante amore per ciò chè ogni cosa attorno a me; Vado avanti nella gratitudine per poi maledire le circostanze ed i miei modi di essere che spesso mi fanno sentire fuori luogo come un pesce in un deserto. Mi concentro nell apprezzare la vita per quello che è: una continua ricerca di scoperta interiore ed esteriore scandita dal passare delle stagioni e quindi in costante cambiamento aspettando con fede e pazienza che si crei la realtà desiderata ma anch’essa, come tutto, si modifica secondo gli stati d’animo. Così torna ad essere fondamentale il dover discernere dalle emozioni che con passività mi portano a reagire in malo modo a me stesso e al mondo.
È una giostra che si ripete quasi quotidianamente. A volte provo a fermarla, ma nulla, lei va avanti e mi trascina con sé in un altro giro di carosello. Senza fermarsi a nessuna delle mie richieste, può rallentare o cambiare senso di circolazione ma non si ferma mai.
Così, capita di sentirmi lontano da una identita davvero mia o per lo meno davvero assodata; Una lontananza voluta ma allo stesso tempo agoniata perché fonte di incomprensioni e di conflitti interiori; perché crea delle distanze astronomiche col mondo; cerco il silenzio: quello spazio che si crea tra un pensiero e l’altro alla domanda quale sarà il prossimo? Di che colore è questo mio pensiero se dovessi dargliene uno? Trucchi di magia mentale per creare un vuoto che placa il continuo ciarlare di una mente forse troppo attiva.
Negli ultimi tempi, riesco a riconoscere i miei stati, le emozioni ed i sentimenti cosi come sono ed in alcuni casi li detesto mentre in altri li amo. Questo è senz’altro un passo avanti. Ci lavoro frequentemente anche per mezzo di queste scritture che mi portano ad analizzare ciò che sento. Quello che scrivo mi fa accorgere di quanto complesso e meravigliosamente unico, come tanti che ci si rispecchiano, o come tanti differenti a me, io sia. Mi stupisco di come le persone si sentano simili o opposti a me; A quanto davvero siamo tutti uno nelle nostre diversità. Tante piccole lucciole in un contenitore aperto che non aspettano altro che trovare l’uscita, molte riescono per natura altre devono lavorarci un pò di più, devono cercare il modo di sentire l’aria che le sospinge verso l’alto per poter trovare la strada, ma certo con un battito d’ali più affannato anch’esse la troveranno; alcuni per karma o per animismi si trovano già sul punto più alto e ne escono senza fatica altre si trovano sul fondo nonostante questo nella moltitudine e nella dicotomia siamo comunque tutti parte di un unico sistema. Ma forse la cosa migliore, la fondamentale, altro non è che piuttosto che sentirsi lucciole è meglio considerarsi stelle, ognuno con la propria luce in un barattolo chiamato universo

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