
Tic toc, tic toc, tic toc, l’orologio batte i secondi con un suono assordante a ricordarci il tempo scorre senza controllo sotto la dittatura di un attrezzo con tre lancette alimentato da una batteria. Per convenzione orientato dai cicli astrologici della luna, del sole e delle stelle. Va avanti inesorabili, e noi per lo più, altro non facciamo che proseguire con la routine impossibilitati dal fermarci. Senza dare attenzione alle cose più semplici: le nuvole che si muovono in cielo a ricordarci che tutto è in continuo cambiamento, il canto di un uccello o lo scorrere di un torrente, un tramonto, il suono delle onde, la musica delle foglie scosse dal vento. Roba che ti riempe i sensi eppure siamo più intenti a riempirci l’ ego con oggetti, luoghi lontani e situazioni da cui ne convengono responsabilità, e dunque preoccupazioni, ansie e angosce.
Mentre ogni giorno ci svegliamo inconsapevoli con un batter di ciglio siamo già all’anno seguente.
Senza dare valore a queste piccole cose, cerchiamo approvazione e posizione in un mondo che per la competitività cui ci siamo spinti è arrivato a chiederci di rinunciare non solo a quanto sopra citato ma anche agli affetti: E così trascuriamo i genitori, gli amici, i parenti. trascuriamo l’amore mettendo avanti la materia che sempre ci hanno detto porti felicità o quanto meno benessere, magari non tanto per noi stessi ma proprio per questi cari per i quali tanto sentimento proviamo, per la loro approvazione, per il loro orgoglio, per la tranquillità della loro terza età e della nostra.
E poi…. e poi…. ti rendi conto che forse tutto il sistema è sbagliato.
Già dall’infanzia ci hanno sempre incitato a dare il meglio di noi stessi, instillando in noi un senso di ansia da prestazione, un meccanismo subconscio per il quale con rigidità prendiamo gli impegni come fossero missioni di vita o di morte, autoflaggellandoci ad ogni errore e in qualche caso sentendoci sbagliati in una società che non ammette sconfitta e che ci invita a chinare la testa per non palesare quell’ infelicità, insoddisfazione e incompletezza in viso che ci siamo provocati con paradigmi e paragoni.
Mai a scuola mi è stato insegnato che la felicità si ha dentro, mai mi hanno accennato della gestione emotiva, della mindfullness o della consapevolezza. Mai un accenno alla gestione del tempo e delle finanze che con tanta enfasi ci attanagliano e appannano in un loop quotidiano a dir poco sconvolgente. Solo calcoli e poesie a memoria, formule e date storiche che a cosa Mai serviranno nello specifico non lo sapremo mai. Se ci fosse stato insegnato come innaffiare i semi dell’amore, della generosità e della gratitudine avremmo senz’altro vissuto una vita più serena e conviviale. Purtroppo non per tutti è stato così, in alcuni casi qualcuno più fortunato cui era stato insegnato lo ha dimenticato, e così, col tempo, rabbia, paura e gelosia hanno germogliato insicurezze e aggressività creando conflitti interni ed esterni senza mai fine.
Viviamo una vita in pilota automatico con stati emotivi prevalentemente, primitivamente di “sopravvivenza”, sempre sulla difensiva.
Ci sentiamo sopraffatti e sopraffacciamo chi più debole o più vicino. Fino a che un giorno ti svegli e senti il bisogno di cambiare, di svegliarti davvero, di non voler più vivere una vita da “incosciente” con la felicità presa in pillole.
Iniziamo un cammino lungo e pesante che ci porta davanti a noi stessi. Lì cadono maschere, vestiti e castelli. Ci si vede nudi da etichette, nudi di ogni possesso, perfino dello stesso corpo fisico che incarnavamo un attimo prima. Ci accorgiamo di aver vissuto tutto questo tempo nel vittimismo colpevolizzando i nostri educatori, la TV, la società, i giornali e chicchessia, credendo che si stava facendo tutto per l’approvazione altrui o per la salvezza del mondo, ed invece era l’ego che chiedeva insaziabile di voler di più per sè. E se mi sbagliassi, se così non fosse, potrei dire che c’è qualcosa, comunque, di intrinsecamente malato anche nel voler vivere la propria vita per compiacere qualcun’ altro che non sia te.
Per cui ogni mattino, all’alba di un nuovo giorno, apri la porta inspira, guarda il cielo, le nuvole, i colori, ogni cosa che ti circonda e cerca di vivere nella consapevolezza che sei qui per fare esperienza, che sei fragile e forte nello stesso modo. Sii gentile con tutti e con te stesso e parlati sinceramente accettandoti nelle tue imperfezioni così come dovrai farlo con comprensione e compassione per le persone che incontrerai nel tuo cammino. E vivi delle piccole cose con gratitudine, sarai già nell’abbondanza del cuore e dello spirito. Non rinunciare all’ambizione e al tentativo di realizzare i tuoi sogni e le tue passioni, credi sempre in quello che fai ma ponendoti prima la domanda se sia per il tuo bene e di tutti, e accertandoti della risposta affermativa. allora la tua vita sarà nella grazia e in un livello che va oltre ogni pensiero.
Sii il tuo centro di gravità permanente.
Con amore…

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