pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

In continuo cammino

Alla fine dell’estate scorsa ho percorso un tratto del Cammino di Santiago. Partendo da Irun quasi al confine con la Francia ho attraversato la regione basca e parte della Cantabria arrivando a pochi Km dalla Navarra per un totale di circa 400 km.

Un’ esperienza trascendentale. Ancora oggi percepisco la spiritualità e la profondità di un’ esperienza così. Al di là di ogni immaginabile bel paesaggio ti trovi ad affrontare le condizioni climatiche e le varie vie da percorrere senza avere la più pallida idea di cosa vedrai, dove passerai ne tanto meno, che alloggio ti possa capitare alla fine della tappa.

Cammini e senti il tuo respiro, si crea una danza tra il corpo e la mente, tutto è sincronizzato. L’ ambiente fa da cornice, ti trovi tra alberi, monti e distese. Costiere a strapiombo sull’ Atlantico che si dispiegano nell’infinito di un cielo in continuo cambiamento, soffiato da venti a tratti forti a tratti che lasciano, in qualche occasione, spazio al suono delle onde che sotto di un centinaio di metri si infrangono sulle sabonedas che il tempo e la corrosione hanno creato.

Nei boschi attraversi selciati e ponti che superano ruscelli. A volte ti fermi tra gli alberi sentendoti come loro: radicato alla terra, cullato come i rami alle correnti. Ipnotizzato dal suono delle foglie scosse che fungono da campanelle ad accompagnare una trance celestiale. Ti vedi fuori da ogni contesto, riesci a sentirti fermo, centrato, stabile nei tuoi pensieri, finalmente immobile. Fermo nel momento presente, spesso rimpiango di non essermi fermato a sufficienza ad apprezzarlo ancora un pò. E così interrompevo quello stato per andare avanti. Il corpo continua a muoversi nella sua meccanica automatica ma sei talmente presente ancora da sentire ogni passo e ogni sasso, castagna o foglia sotto i tuoi piedi facendo attenzione ad aver rispetto per non disturbare quel quadro tanto perfetto da dover rimane così, intatto.

Metti un piede davanti all’altro come si fa nella vita quotidiana, capisci la fragilità e la forza di tutto ed insieme la validità del niente. Esci dal bosco per passare a praterie e colline dove pascoli verdi di un colore acceso fanno da contrasto al cielo celeste con nuvole bianche grigie e plumbee che giocano ad accavallarsi, Incontri animali che impassibili sotto la pioggerellina fina  continuano a fare la propria vita, senza lamento, con gratitudine ed apprezzamento per com’è tutto in ordine nel caos. Un raggio di sole si fa spazio tra i colori in cielo. Un fascio dorato tra il violetto il blue ed il celeste, taglia il bianco ed arriva al verde del prato che riflette con le gocce, sui fiori e sulle prime foglie cadute rosse, arancio e giallo. L’incanto si prolunga per qualche km con variazioni di colore kaleidoscopike. In sottofondo un picchio martella un albero mentre altri uccelli si passano messaggi e saluti tra i rami lasciati ormai alle spalle e quelli che davanti a me si intravedono, altri in stormo girano scherzosamente nell’aria.

In lontananza del fumo che si alza in cielo, non sà che per quanto possa andare in alto non lo toccherà mai. A volte dovremmo ricordarlo anche noi presi da impegni di carriera ed ego generale.

Proviene dalle case rurali più a valle, che si scaldano per la sera pronte ad ospitare i pellegrini.

Il sole inizia ad entrare nella terza porzione di cielo quella alla fine della quale arriverà l’imbrunire, lo fa proprio mentre si scende a valle rientrando in un bosco, sentieri battuti, rocce con muschi ben salde al suolo indicano la via per mezzo delle frecce gialle. La discesa come non sempre capita è morbida e sinuosa, la luce si fa più rossa rispecchiando la stagionalità del periodo ormai autunnale, la pioggia si intensifica tamburellando sulle foglie sospese sopra di me e quelle sotto, attutendo il rumore dei passi e creando una nuova melodia, con cadenza regolare, diversa ma comunque ipnotica. Sulle pozze della pioggia precedente altre grandi gocce si tuffano violentemente lasciando spazio al pensiero che, come in un lago quieto o mosso che sia la superficie è sempre pronta ad occogliere tutto ciò che viene così come è, e come noi stessi dovremmo imparare a fare.

Inizio alla fine del pendio a scoprire una strada asfaltata e più in là si aprono prati e casine di forma simile una dall’altra seppure ben distanziate. La mia tappa finisce in una di queste, 10 letti per lo più a castello e persone provenienti da 9 paesi diversi. Una cena povera ma gradita e qualche chiacchiera bilingue per accompagnarci al sonno. Mentre il cielo si apre e si illumina di stelle con la luna fissa a guardarle.

Questa è solo una delle tante giornate durante il cammino avrei da raccontare della sabbia e delle città attraversate nei giorni, oppure delle persone e dei dormitori, delle comuni e delle pulci. Delle feste di paese e dei musei, delle piazze in festa e dei paesini abbandonati. Ma magari ne parliamo in un altro giorno oggi mi fisso queste immagini in testa e vado grato a vivere in quei colori, quei suoni e quelle sensazioni che pensavo potessi trovare solo altrove ma che ho scoperto avere dentro.

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