
Il cielo azzurro intenso fa da sfondo ad un castello in mezzo alla valle, le cornacchie che ci volano sopra gracchiando creano cerchi nell’aria, a intervalli si alternano per trovare conforto di qui su un albero di là sul tufo della fortezza. Si sentono in lontananza cani abbaiare e, nel silenzio, passeri che cantano e picchi che colpiscono i tronchi nel bosco che circonda il piccolo borgo.
Sembra primavera anche se siamo solo a metà Febbraio, il sole scalda la pelle e quel sentore di aria fresca e pulita entra nei polmoni riempiendoli di una bella carica.
Il letto è da poco stato rifatto. E prima della doccia amo prendere il thè guardando e meravigliandomi di tanta bellezza che mi circonda.
In genere a quest’ora fino a non molto tempo fa la mente era già carica di pensieri. Pensieri su cosa fare, dove, quando, come e con chi. Robe di lavoro, robe di vita privata, robe di EGO. Perché se non lo faccio io chi altro lo fà. Come se tutto il mondo prescindesse da me. Come se senza di me non continuasse a girare intorno al sole comunque.
Da qualche tempo sono entrato nell’ottica della decrescita. Della decrescita di sentirsi indispensabili e del desiderio di avere per forza un ruolo, un’identificazione che porti a soddisfare quella vocina che presto o tardi, so già, mi chiederà di più. Credevo che il miglioramento della persona fosse dettato dalla gestione maniacale del tempo e degli impegni che, col senno di poi, forse, ti porteranno a raggiungere i risultati prefissati per sentirti felice. Ma tutti sappiamo che non è cosi. Che tutto non è mai abbastanza e che significa solo rimandare la felicità ad un domani ipotetico mentre si sta perdendo il momento presente. Bada bene non intendo dire che non bisogna essere ambiziosi o non curare i propri sogni. Bensì farlo mantenendo la consapevolezza di ciò che si sta facendo e di quanto sia comunque un secondo obbiettivo, magari anche più facile da raggiungere quando si trova un equilibrio con la vita per ciò che è. Ovvero un susseguirsi di momenti vissuti attimo dopo attimo. Il resto non è altro che stato mentale autointerpretato, un’ illusione che disegnamo noi sulla base delle nostre credenza, culture, convinzioni, ipotesi.
Oltre alla gestione maniacale del tempo ero convinto che crescita personale significasse anche notare i propri limiti caratteriali cercando di trovare un buon compromesso per poter vivere in armonia con tutto il resto. Su questo non mi sbagliavo. Smussare i propri angoli è, in certa forma, cambiare le proprie convinzioni. Fare il passo che ti porta ad analizzarti, talvolta incuriosendoti su come potrebbe essere se ti comportassi in un modo piuttosto che in un altro. Certo ci vuole disciplina e coscienza per rendersi conto che stai ricadendo nello schema che hai adottato da sempre e poter correggerlo, ma non è cosi impossibile se sei determinato a diventare di una nuova stoffa. In tutto questo tempo, circa un anno e più, in questo modo ho imparato ad essere più empatico, seppure inizialmente, ancora gonfio di EGO e pressato da quella voce interiore che la sa sempre più lunga degli altri. In un secondo momento afflitto dai risultati abbastanza scarsi anzi al limite del drammatico ho imparato a riconoscere quella voce e a metterla a tacere. Ho imparato cosi a parlare dei miei stati d’animo a cuore aperto alle persone e ad ascoltare a bocca chiusa. Ho imparato ad accettare le cose per come sono perché di certo non posso cambiare il mondo. Per cui tanto vale viverlo, senza voltare lo sguardo alle cose terribili, ma coscienti di essere impotenti e che spesso tutto è ben fatto dall’universo. Senza cercare di forzare situazioni o creare condizionamenti, senza prevaricare quelle che sono le idee ed i bisogni della persona che si ha di fronte. Facendosi il proprio “Karma”. O meglio non entrando, a meno che non richiesto, negli affari altrui. Cosa che per quanto tu tenga a quella determinata persona altro non farai se non del male a te stesso e a lei.
Così giorno dopo giorno, mattina dopo mattina pratico la consapevolezza della vita per vederla con nuovi occhi. Per guardare un dipinto con occhio più artistico ma allo stesso tempo anche ignaro. Per ridisegnare tutto quello di cui sono stato convinto per tutta la vita. dalla convinzione di dover salvare il mondo, la necessità di dover apparire e avere approvazione, ruoli sociali e identificazione. Mi affido all’ignoto dei giorni con la convinzione ed il desiderio di stupirmi delle meraviglie insite nelle piu piccole cose, mantenendo la gratitudine per la possibilità di farlo.
Alzo ancora una volta gli occhi, mi chiedo cosa ci sia dietro quello stormo e quel cielo così azzurro dai contorni chiari, presumo tutto e niente. Un universo tra stelle e buchi neri. Quanti buchi neri ho creato nella mia vita fin’ora. Mi ripeto che tutto è ben fatto e che facendomi il mio “karma” , curandolo, posso mettere una nuova toppa ad ogni cosa come su di una nuova stoffa. Così come per disegnare un quadro serve una tela pulita, per ricostruire la vita serve una persona nuova. Così cerco di ricostruire il mio universo. Sento che i pensieri ricominciano a prendere il sopravvento e urlano forte. Li fermo subito chiedendomi da dove arrivano i pensieri? Quale sarà il prossimo? Che forma avrà? Che colore?
Tutto si placa… mi infilo nel vuoto che si è formato tra una delle domande e le altre. Silenzio.
Il thè è finito, i colori intorno restano vivi così come li vedo da un pò. È tutto più bello. Sorrido. Sono felice.

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