pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

Il mondo è nostro!

Scrivere: un atto apparentemente semplice, ma in realtà una porta verso l’infinito. Scrivere significa dare forma ai pensieri, alle emozioni, alle considerazioni che affollano la mente, permettendo di guardarsi dentro pur restando ancorati al momento presente. È un viaggio nell’intimità dell’anima che spesso rivela una verità: accettare le cose per come sono.

Non sono un santone, né un guru. Sono una persona che ha trovato nella scrittura uno strumento per chiarire il caos interiore, per illuminare zone d’ombra e accogliere ciò che la vita offre. Consiglierei a chiunque di provare, anche solo una volta, a mettere nero su bianco ciò che sente. Perché? Perché scrivere è un atto di coraggio e libertà. È il rifugio di chi, sopraffatto dalla nostalgia, dall’euforia o dalla malinconia, cerca di vedere chiaro dentro di sé.

Non è per tutti, lo so. Non tutti vogliono o possono affrontare il peso di guardarsi davvero dentro, di analizzare e razionalizzare eventi e sensazioni. Per molti è solo una perdita di tempo, un modo per “farsi sfuggire l’attimo”. Ma questi non colgono il vantaggio più grande: scrivere aiuta a vedere con oggettività, a prendere le distanze e, infine, a conoscersi meglio. È un ponte verso la gratitudine, anche per quei momenti difficili che ci insegnano qualcosa di inestimabile.

I periodi bui e quelli luminosi passano, inevitabilmente. È la legge della mutabilità, quella stessa che regola la natura. Noi non siamo diversi: siamo esseri in continua trasformazione, per quanto ci sforziamo di credere che “siamo fatti così”. Cambiamo, sempre.

Sono una persona riflessiva, forse troppo. Spesso mi chiudo nel silenzio, estraniandomi dalle situazioni a tal punto da apparire cinico o indifferente. Ma anche io sono umano. Anche io soffro, cado e mi rialzo. Ho imparato, nel tempo, a osservare la vita con distacco, consapevole che ogni esperienza è un tassello dell’evoluzione personale.

Comprensione: quanto è complessa questa parola! Quanta fatica richiede proiettarsi nell’altro senza prima conoscere se stessi. Pensiamo di essere padroni delle nostre emozioni, ma basta una piccola scossa per sprofondare nel caos. Come possiamo, allora, pretendere di comprendere davvero chi abbiamo di fronte? La verità è che siamo montagne da esplorare, sentieri impervi da percorrere, rami che graffiano la pelle dell’anima. Serve coraggio, il coraggio di ammettere che esplorarsi è una missione eroica.

Per farlo, è necessario abbandonare ogni certezza, mettere in discussione tutto. Perché di certo, in questa vita, c’è solo la morte del corpo e l’eternità dello spirito.

E allora coltiviamo virtù prendendo coscienza che il mondo è di chi sa guardarlo con occhi nuovi e accoglierlo con il cuore aperto.

Le virtù alle quali mi sto riferendo sono quelle che predico e che cerco quotidianamente di mettere in pratica:

La Compassione, per noi stessi e per gli altri. Perdono, verso chiunque, persino verso Dio, spesso colpevolizzato per ciò che non comprendiamo.

L’ Accettazione, per abbracciare errori, difetti e dualità: non c’è bianco senza nero.

L’Amore incondizionato, verso tutto ciò che incontriamo, sia esso una persona o un evento.

La Pazienza, la forza e temperanza, per affrontare il mondo esterno e, soprattutto, quello interiore.

Perché tutto parte da dentro: è dall’interno che reagiamo alla vita. Il mondo è nostro, in ogni senso.

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