Algarve: il sole viene annebbiato dalle nuvole basse che spinte dalle correnti attraversano le persone e tutto ciò che trovano sul loro cammino. Fasci di luce si tuffano sui costoni di roccia variopinti alti quasi 100 metri come gli uccelli che dopo un giro vorticoso penetrano violentemente l’acqua per la propria pesca quotidiana; illuminano di rosso, giallo e arancione le rocce grigie e la terra porpora fino a scivolare nel mare dando vita ad un infinito scintillio che sbatte sulle onde maestose, brillando su balzi di schiuma bianca come il marmo.

Il vento soffia forte e costante sulle scogliere, un tuono unito a quello delle onde che rimbomba e riempie la testa sovrastando i pensieri a volte facendoti dimenticare chi sei. La visione di tanta natura e tanta forza mi fa sentire piccolo, piccolissimo; mi fa sentire libero e libera anche chi con e per me è.
Percepisco una tale libertà anche dai desideri. Sono presente al presente; non vado oltre. Non mi spingo a pensare a domani in maniera ossessiva, talvolta addirittura mi affido agli eventi desiderando in qualche modo di prendere la strada errata solo per allungare e godere del momento; alle intuizioni, alle sensazioni. Lascio.
Lasciare: abban-donarsi alla vita. Farsi portare dagli e-venti. Nel naufragare alle correnti, e davanti alla natura così come pure la natura delle cose scopri l’umiltà. Non puoi interferire col creato pur essendo creatore del tuo mondo ed il creato è tutto: lo è ogni essere vivente sulla terra, lo è il tempo, le maree, le lune; tutto quello che vi viene in mente.
In maniera subconscia infatti, molto spesso, siamo portati a pensare che possiamo controllare tutto, a volte ne facciamo addirittura un dovere. E così capita che ci aspettiamo questo o l’altro da chi amiamo e da una realtà che si spegne ogni volta che chiudiamo gli occhi per dormire. Dove va il mondo quando si è nell’onirico? Sembra che tutto sia un grande film che proiettiamo sui schermi solo quando siamo coscienti. Tanto vale che quel proiettore mandi in onda un film d’amore piuttosto che horror non credete? Un film che si svolge lento e che dipenda da noi piuttosto che dalle aspettative che si fanno su ciò che ci circonda o su chi con noi; un romantico anziché ansiosamente veloce e intricato come un triller; Non vi piace la semplicità? La calma?

Proprio con calma si fa scuro. A pochi km da me Cabo Sao Vicente si affaccia col suo faro illuminando la notte dell’oceano Atlantico. È l’ultimo avamposto d’Europa, quella occidentale. I marinai credevano che avventurandosi nelle acque oltre questa non ci fosse più niente da scoprire. Mentre invece proprio come la luce di quel faro sembra che ogni volta in cammino mi butti più in là sempre alla scoperta di qualcosa di nuovo in me.
Sono arrivato alla fine del mondo di un tempo, in un tempo che guarda la fine del mondo negli occhi. È noto che dopo ogni fine ci sia sempre un altro inizio. Così è per tutto, anche per le anime. Ognuna infatti ha memoria delle vite passate e, come fossero attratte tra loro, riconoscono e ritrovano quelle che hanno incontrato nelle vecchie esperienze per perfezionare se stessi e le conoscenze che da esse sono nate e perché no anche per estinguere un karma.
Le nostre anime prima ancora di incarnarsi scelgono la famiglia, il posto. Un karma che attraverso determinate esperienze deve essere estinto per arrivare a conoscere l’equilibrio e la pace spirituale riconoscendo la falsità di Maya. La distinzione del subconscio da una coscienza cosmica dalla quale tutto è nato e si evolve e dissolve nella propria immutabilità ovvero quello che sono le nostre abitudini, credenze, dogmi e desideri da quello che sta dietro tutto questo è la verità che cerchiamo: Chiedersi di tanto in tanto avendo consapevolezza del proprio corpo e dell’esistenza della propria mente chi sta osservando quei pensieri? Sembra quasi che tutto avvenga in equilibrio tra due “mondi”.
Il karma o forse più semplicemente quello che credo di dover estinguere o meglio coltivare una sottile mancanza di umiltà che mi porta a rifiutare l’amore che ricevo, talvolta per paura di non essere all’altezza di corrisponderlo creando così un mio alter-ego arrogante e superbo altre volte per paura di perderlo. Ci sono volte invece in cui dando amore mi rendo conto di cadere anche io in quell’ aspettativa di cui sopra.
In questo ammiro e prendo l’esempio da una persona che amo moltissimo e analizzandomi nel rapporto che ho con lui e nelle nostre diversità: mio fratello. Lui per me infatti è l’esempio lampante dell’amore, dell’altruismo e dell’umiltà. Il caso ha voluto che è per lui che sono venuto fin qua in un periodo dove coltivo determinati pensieri; per questo e molto altro lo benedico; Lui come altri mi danno modo di crescere e migliorarmi. È a questo che servono le relazioni no?

Spero non ultima lezione appresa da lui è che la libertà rende liberi. Libertà di lasciare esprimere il prossimo senza aspettativa ma anzi amando il modo di come si è diversi nelle più svariate situazioni e trascendendo anche il giudizio ha fatto sì che mi sia liberato dal ruolo di controllore e responsabile instaurando e condividendo momenti più sereni e divertenti; Mi sono reso conto che d’un tratto anche la libertà dal desiderio che le cose siano diverse o di una qualsiasi che oggi non fa parte della mia quotidianità porta alla deriva nel supposto domani su una zattera di nome adesso e che noi stessi buchiamo in ogni momento e che spesse volte lo facciamo con qualcosa di pungente e affilato chiamato ieri.
Coltivare l’umiltà in sostanza sta nell’accettare le situazioni ed il mondo circostante cercando di fare del proprio meglio con amore per sé tanto quanto per gli altri indipendentemente dalla relazione avanzando l’idea di libertà: massima forma d’amore.
Riconoscersi piccoli e allo stesso tempo immensi e con una grande forza: la formica e Dio.

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