pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

Paura e desiderio

L’orrore. L’orrore sta nel vivere prigionieri eppure sembra che questa prigione ci calzi a pennello: Nasce dalla paura di libertà. A questa parola sono attribuiti diversi significati a volte oggettivi nella loro soggettività. Chi si sente davvero libero? Libero dagli avvenimenti, libero dalle costrizioni quotidiane, familiari e sociali. L’unica idea di libertà che mi viene è quella di lasciar andare le cose come vengono. Forse sono stanco di seguire le “regole” che fin’ora hanno determinato ogni mia scelta nel corso della vita portandomi qui oggi. Per carità non rinnego nulla di quanto fatto perché in fondo se oggi faccio di questi pensieri per i quali ho la forza di domandarmi più che chi sono cosa sono significa che il percorso non è stato così vano, ma arrivati ad un certo punto mi rendo conto si deve andare oltre. Oltre quella paura che ti paralizza come nel buio assordante fatto dai mille rumori del silenzio, dove in ogni desiderio cade una lacrima di terrore.

La paura ed il desiderio vanno a braccetto. Due fratelli che si divertono a seminare l’esistenza di dubbi e perplessità come fossero fiori al veleno che tanto ci piacciono quanto ci feriscono.

Siamo, sono cresciuto con la concezione di una società che richiedesse determinate attitudini, qualità e apparenze oltre a posizioni che consentissero un riconoscimento, un’ approvazione ed uno status accettabile; che mai andasse contro i svariati modi di pensare. Ma il pensiero non è tutto, sento il bisogno di andare oltre la coscienza; di trovare quella libertà che non prescinde più dagli eventi o dai bisogni, meglio dai desideri.

Desideriamo, desideriamo un lavoro stabile e ci uccidiamo di prestazioni per paura di perderlo o per dimostrare di esserne all’altezza, desideriamo un amore e tante volte lo soffochiamo o ci seppelliamo per paura di essere lasciati, desideriamo auto, case, oggetti e ne diventiamo schiavi. Non è forse questa una prigionia?

Si cerca di prendere distacco dalle situazioni ma la cosa che ci riesce meglio è distaccarci dalla vita e dalla nostra vera anima per quello che realmente è; ed allo stesso tempo ci aggrappiamo disperatamente a tutto: materialità, affetti, zone di confort e alla vita stessa. Forse la vera liberazione sta nella non paura e nel non desiderio? Forse nella morte che spesso invece è quella che fa più paura; Forse, più semplicemente bisogna solo seguire ciò che il cuore comanda senza stare troppo a pensare.

Ed invece ci radichiamo in posizioni fisse come alberi, immobili e soli, con la massima speranza che possa arrivare un po’ di vento a muovere i nostri rami per sentire quell’oscillazione che la vita sa dare, mentre le radici affondano in un fango fatto di recondita vergogna silente e ben nascosta agli occhi seppure nauseante all’olfatto di un essere più profondo che conosciamo solo in attimi di consapevolezza suprema ma che raramente manifestiamo; come tuffatori nell’oceano una volta avvolti dall’acqua non riusciamo più a tornare su presi dalle mille attrazioni che il mare del mondo ci mette sotto gli occhi.

Mi domando a volte dove sia finita la bellezza del non essere, quella connessione col cielo e con tutto che nutre l’anima senza ingozzarla. Trovo la risposta nell’egocentrismo che contraddistingue l’uomo e che lo divora. Quel vizio che ci porta a voler esistere per forza sotto la forma a noi attribuita o da noi creata. È come perdersi in un fiume dentro ad una giungla: ci sentiamo minacciati da bestie feroci, tribù estranee, insetti e malattie e così ci chiudiamo ognuno nel proprio guscio, come tornassimo ad essere pulcini prima ancora di uscire; Mai o forse difficilmente agiamo in maniera disinteressata seppure sia da questo che deriva la più alta gioia dell’io.

Siamo schiavi tenuti a catena ognuno dal suo interesse, questo fintantoché esistono dolore e piacere. Non si possono combattere sul piano della coscienza. Per superarli bisogna andare oltre considerandola come qualcosa di esterna, estranea, sovrapposta; un’ alterazione personale e privata in cui si è rinchiusi consapevoli che non vi si può uscire ma soltanto riconoscerla come tale.

Bisognerebbe imparare ad indagare meglio e assiduamente su tutto ciò che attraversa la nostra sfera di attenzione con la consapevolezza che la paura del dolore e il desiderio del piacere vanno di pari passo: la fine del dolore è piacevole tanto quanto la fine del piacere è doloroso;

La vita è sofferenza ha detto Buddha, mentre nella cultura induista la sofferenza viene imposta dal destino ed il destino è sempre meritato. Se guardiamo al mondo è pieno di sofferenza così viene da pensare che sia pieno di criminali, eppure non tutti si soffermano sulle proprie esperienze ed in pochi sentono di aver contribuito in qualche modo al mondo che abbiamo creato. Un bieco perbenismo e lavativo interesse teso solo a chiedere al mondo di ricordarsi della propria parola incoscienti del fatto che le parole non sono altro che parole, immagini simboliche e suoni concordati cui noi abbiamo attribuito un dato potere fine a se stesso dal momento in cui non sono né coerenti né combattono quel male grande che per buona parte portiamo dentro. Suoni che rompono il silenzio di cui l’anima si nutre crescendo.

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