
Finalmente un attimo di fermo, dopo tanto torno a scrivere, dopo tanto torno ad osservarmi. Ascolto il respiro e i suoni della natura intorno a me. Finalmente chiudo di nuovo i rubinetti dei pensieri che come uno stagno restano li riflettendo un’ immagine del mondo che io stesso só di aver creato con le mie scelte e azioni.
Il blocco di un disordine determinato dal movimento che, come in natura continua incessante nel proprio ordine delle cose: un dualismo in opposizione che se osservato esternamente dalla materia fisica trova la propria perfetta unicità nel legame intrinseco che esiste tra l’ uno e l’altro.
Ordine e caos riflettono ciò chè nella testa di ogni essere umano spinto a raggiungere un desiderio indipendentemente da quale esso sia.
Raramente ci troviamo nella condizione di fare un test su noi stessi chiedendo piuttosto agli altri se vogliono essere accettati per ciò che sono o semplicemente per la posizione sociale ed il ruolo che ricoprono, gli obbiettivi raggiunti o le azioni commesse, buone o cattive che siano; Una domanda che se fatta introspettivamente avrebbe come risposta sempre la stessa: il voler essere accettati per ciò che si è al di là di tutto. Eppure proseguiamo a dannarci occludendo la nostra libertà senza determinare mai da cosa vogliamo essere liberi e cosa ci tiene prigionieri; spesso scaricando la responsabilità di tale mancata sensazione o emozione che definir-si voglia alle necessità; senza aver il coraggio di abbandonarsi ad una non azione coinvolgente come quella naturale del caos che movimenta l’universo.
Ci vuole coraggio per farlo me ne rendo conto. Ci vuole il coraggio di lasciare da parte la paura.
La paura determina l’individuo che per ogni essere è difficile da eliminare. Ognuno di noi è infatti legato alla propria individualità che prescinde l’amore, d’altronde, non esiste amore né in presenza dell’una né dell’altra.
Una persona che dice ti amo ad un’ altra è una bella cosa ma forse è sballato il concetto o il significato che gli si attribuisce dal momento in cui in essa si cela il timore della perdita per esempio. L’amore è la completa accettazione dell’unicità del caos e dell’ordine: una cosa che se ci si pensa approfonditamente è collegata direttamente al sistema universale che tanti vedono come un sistema lontano e solo pochi sentono dentro.
Ci vuole la non azione per definirlo, percepirlo e farlo proprio; ci vuole forse una vita per arrivarci ma solo un attimo per chiudere gli occhi e trovare il silenzio del brulicare naturale e spontaneo del mondo e sentirlo, ed immergervisi, e farlo proprio. Poi ci vuole la passione per poterlo mettere in atto lasciando intatto quello che è il proprio essere al di là della materia, mantenendo la consapevolezza dell’essere: quell’ “ IO SONO” che va oltre ogni aspetto.

Ad ogni passo corrisponde una spinta: come per il vento che sospinge una piuma, come per una pianta che silenziosa cresce verso entrambe le direzioni: nella profondità della terra e verso il cielo, così come pure io oggi mi sento.
Rilassato, nei miei dubbi; certo di dovermi comportare nella mia naturalezza dell’essere me stesso, senza forzare la modellazione di un gioiello, bensì come fa un gioielliere fonderlo per dare nuova forma, magari ogni giorno se necessario, infondo si deve prima morire per poter rinascere, credo questa sia una delle poche verità assolute.
Scorro lo sguardo su ogni riga di pensieri scritti che, per quanto distorti, mal espressi o inconcepibili risultino restano a me chiari nella definizione seppure difficili ma non di certo impossibili nell’applicazione;
del dubbio relativo a me e alla mia realtà percepita e alla sua reale esistenza; sulle mie scelte, sul mondo e sulla Matrix.
Osservo l’ego rischiando ancora di farci a pugni se non fosse che so che seppur in minima parte ho bisogno di lui.
Lascio ogni azione libera di andare nella direzione in cui l’universo vuole affidandomi e confidando nel mio sentire rimanendo consapevole di farne parte e di esserne il creatore.

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