
In certe occasioni non basta consultare il passato, mi dico che bisogna lasciare il futuro che avevo immaginato per andare dietro ad un nuovo futuro.
Quanto fa male rompere quella fotografia di me stesso che mai mi sono fatto, cancellare quel video che non è stato mai girato, bloccare il ricordo di ciò che sognavo e che esistì in qualche posto nel tempo che non sono riuscito però a conoscere; cantando vittoria quando l’ho vista dietro l’angolo senza sapere quanti giri ancora devo fare per arrivare dietro quell’angolo; cercando di sostenere con la poca energia che resta e con un briciolo di speranza che le cose torneranno ad essere come erano prima, o anche meglio di prima. Senza darmi conto che pago a caro prezzo ció che non esistono.
Abbraccio il passato cercando di redimermi dalle colpe del passato che mi hanno segnato, talvolta cercando di trovare un altro colpevole e mi aggrappo al futuro come a volerlo obbligare di nascere fino a capire che se ancora resta qualcosa da salvare è solo me stesso.
Al passato si torna per essere felici di aver imparato ad essere la versione di oggi di me stesso e che l’umile intento di quel passato altro non era che un insegnamento; per darmi la grazia di proseguire in piedi dopo una tanto sanguinosa battaglia.
E il futuro; il futuro si scrive con tinta di fumo, con voglia, con speranza, con semi e con fede che qualche giardino risponderà nella giusta forma a quello che ho seminato.
Volto la pagina e continuo a scrivere. Libero le mani da quello che è il tempo che fù e da quello che ancora non è arrivato usandole per abbracciare il prezioso regalo di seguitare a giocare questa partita e così il passato si convertirà in un’ università alla quale già mi sono laureato e il futuro in una sorta di sorpresa che porti con sé tutto quello che non avevo chiesto, e che non sapevo che necessitavo.

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