
Lo leggo sul retro del telefono di Justine lo ascolto nelle canzoni, lo sento dentro.
Mi guardo intorno mentre guido. Ogni angolo, scorcio, oggetto ha una luce che attrae la mia attenzione. Fili d’erba che si piegano al vento, pennacchi che sventolano in direzione della corrente del corso d’acqua che scorre increspato dai mille cerchi della pioggia che cade; scarpe legate assieme danzano sul filo che collega un traliccio elettrico all’altro: il segno della libertà e del passaggio; gazze ladre volano via con battiti d’ali svelti e la coda allungata a fusoliera per tagliare l’aria che soffia sulle cose dandole vita e conservazione, la stessa aria che nel frattempo inizia la distruzione.

Incrocio treni merci carichi che camminano svelti sulle rotaie che vanno dirette proprio dove devono, assioma dell’ uomo che percorre il proprio cammino seppure ignaro della destinazione. La pioggia offusca il sole con una patina piacevole tanto da voler scendere e correrci dentro. Tutto intorno terre brune arate pronte alla semina per un frutto che arriverà. Basta aver pazienza.
Pazienza e fede è cosa di pochi, la si trova contando le stelle instancabilmente, senza dire parola, continuando a contarle anche una volta dentro una stanza. La notte cala nel silenzio passando da un crepuscolo opaco che disegna un cielo infinito, all’orizzonte la luna piena cerchiata di luce argentea e nella prossimità i battiti forti come un pianoforte basso e corde di chitarra tirate che nel petto risuonano scandendo la vita come tamburi profondi e armoniosi.

Sono esattamente dove devo essere me lo ripeto mentre ormai fuori è scuro e brucio il foglio con scritto sopra pensieri e irrisolti sotto l’astro luminoso che sento condiziona non solo le meree ma anche la mia interiorità. Lo stesso che silenziosamente ha dato il nome ai miei sogni e progetti e che tutt’ora mantiene una certa influenza: L’ultima luna piena del mese. In mano la carta si consuma tra i colori di una fiamma alimentata non solo dall’aria che spira fredda ma anche dalla speranza. Parole crociate come le battaglie e nobili i propositi come i stessi cavalieri svaniscono nell’etere rimanendo scolpiti nell’udito dell’universo che raccoglie le idee che si materializzano se coerenti e piene di amore; se non vanno in conflitto con il bene del prossimo.
Lo sguardo all’insù in preghiera con la consapevolezza che l’amore non è lontano da me bensì lo porto dentro.
Il mio percorso mi ha insegnato a morire e come farlo, più volte, come il corpo muore ogni sera nell’ incoscienza. Morire per rinascere ogni giorno trascendendo la memoria ed il tempo non è cosa facile ci vuole fede e fermezza, disciplina e pazienza proprio come per il campo seminato; ci vuole la consapevolezza e la comprensione di essere di più di una mente che crea pensieri vaghi e fuorvianti, paure e desideri mai pienamente realizzati alla ricerca di una felicità apparente e fugace.
L’anima quieta e silenziosa chiede come drogata dalla pace più distacco, a tratti mi sento alienato dal mondo, tendo a chiudermi riconoscendo il mio bisogno di indagare me stesso oltre quanto già conosco, oltre un’ individualità materiale. Sento di essere arrivato alla comprensione di molto e talvolta mi sento pronto ad andare. Una delle cose che non riesco a realizzare è come relazionare e controllare la posizione che ora sento di avere con il mondo del caos attorno alla quotidianità ma forse è l’eterna ricerca dell’essere mi dico.

Ricerco la purezza ad ogni nuova nascita e come un bambino appena venuto al mondo mi stupisco del respiro, dell’aria fresca che tocca le narici, scende nella gola e riempie i polmoni e di quella calda che fuori esce come una liberazione dalle negatività. Cerco di trasmettere il sentimento in tutto quello che faccio eppure a volte mi pare di perdermi in un bicchier d’acqua. Sono prove che il cambiamento mi sottopone per arrivare a consolidare il mio status ma nonostante lo sappia mi sento a volte perso nel vortice dell’illusione. Continuo a guardarmi dall’esterno come uno spettatore di fronte ad un proiettore ammira l’opera che lui stesso crea sotto i propri occhi, è questione di esercizio: pratica meditativa, preghiera, purificazione ed osservazione introspettiva.
Più di una volta nelle conversazioni con Justine ho ripetuto che non cerco felicità ma pace dell’essere. Al momento riesco sempre e solo a trovarla nel silenzio e nella meditazione; nell’ osservare di quella luce che compare quando chiudo gli occhi e mi concentro nel punto centrale tra le sopracciglia, nel mio corpo dall’esterno che perde consistenza per fondersi con tutto.
Dove sono arrivato e quanto sia giusto non lo só o meglio conosco il mio cambiamento ed il mio stato in questa situazione ed è beatificante davvero in certi momenti, in tal altri vengo risucchiato nella confusione dettata dall’ incoscienza e dall’illusione.
Cerco e riesco nel non curarmi del giudizio, che non mi importa. Só che indipendentemente dal luogo in cui mi trovi fisicamente sono esattamente dove dovrei essere e, nel momento in cui devo esserci.
Nonostante questo mi turba il pensiero di relazionarmi a volte sento che sto forzandomi a stare nel mondo, la cosa mi pesa, pesa ancora di più nel sapere che dovrò affrontare molte relazioni di più ora che inizieró il nuovo lavoro e torneró nel ciclo della vita mondana. Forse perché ho fatto l’abitudine a stare solo con me stesso per mezzo del viaggio e del tempo recente ma sovente vorrei stare su un eremo pur rendendomi conto che non è la soluzione. Sopravviene la confusione che s’appaga solo se chiudo gli occhi e mi attraverso… è difficile da spiegare e spero di averlo fatto in qualche modo.
Ieri un amico parlando di tutto questo mi ha girato delle parole che centrano il focus del mio stato attuale aiutandomi a comprendere il motivo per il quale mi sento così e concedendomi la possibilità di vedere la situazione da un’ altra prospettiva in cui come sempre rientrano le “leggi” del karma. cito il testo completo preso da una guida statunitense:
Il risveglio spirituale
di Jeff Foster
(guida spirituale statunitense)
Il risveglio spirituale è in realtà molto semplice.
È l’eterna realizzazione di chi sei veramente, la coscienza precedente alla forma.
Ma è nel vivere davvero questa realizzazione nella vita quotidiana, nel non dimenticarla e non perderla e non lasciare che dia alla testa, che inizia la vera avventura della vita.
Ed è proprio con questo che molte persone sembrano avere difficoltà, non solo i ricercatori ma gli stessi insegnanti spirituali.
Una cosa è sapere chi sei veramente quando la vita è facile e tutto va bene.
Un’altra cosa è ricordarselo nella foga del momento, quando tutto va a rotoli, quando la vita diventa caotica e i tuoi sogni finiscono in niente.
Nel mezzo della sofferenza fisica ed emotiva, delle dipendenze, dei conflitti relazionali, del fallimento mondano e spirituale, spesso possiamo sentirci meno risvegliati e più che mai separati dalla vita, dagli altri e da chi siamo realmente.
I sogni felici della nostra illuminazione possono evaporare velocemente e l’accettazione può sembrare lontana anni luce.
Possiamo vedere la caotica bellezza della quotidiana esistenza umana come qualcosa da evitare, trascendere, o perfino da annientare, oppure possiamo vederla per ciò che è veramente: un invito segreto e costante a risvegliarci ora, anche se crediamo di esserci già risvegliati ieri. ( come dicevo morire per rinascere ogni giorno )
La vita, nella sua infinita compassione, non ci lascerà dormire sugli allori.
(da:”Il risveglio spirituale nella vita quotidiana”)
Tralasciando delle cose importanti come che tutto ciò si fonda principalmente sulla disciplina e la consapevolezza; sulla concentrazione che una persona mette nel comprendere che è una fase di cambiamento e che tutto si trasforma in una prova dall’alto, da spiriti guida che si intercambiano per un’evoluzione spirituale. Cerco di affrontarla nel migliore dei modi, mettendo in pratica quanto imparato attraverso le esperienze, il gruppo di meditazione, il viaggio, l’ introspezione ed il mio maestro che si ostina a volersi chiamare piuttosto fratello in quanto anche lui ancora in cammino ( il mio psicoterapeuta Raffaele Cavaliere al quale devo la mia rinascita e tutto quello che ho scoperto su di me ) proprio questo mi consente, ogni volta che incontro me stesso nelle situazioni più disparate con i stati d’animo più assurdi e con i pensieri ormai controllati, di dire ancora una volta che sono esattamente nel posto dove dovrei essere.

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