pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

Alte vette

È incredibile quanto la vita ti metta alla prova. Proprio quando pensi di essere arrivato ad una considerazione valida per poter stare in pace e serenità arriva qualcosa a turbarti. Ma quanto è bello questo fatto che ti continua mettere alla prova? Sarà che amo le sfide anche se spesso le prendo troppo sul personale o forse sarà che amo la vita per quello che è anche se a volte mi capita di assisterla da spettatore più che da protagonista, ad ogni modo va bene, in fondo uno dei scopi principali è quello di comprendersi ed amarsi con tutte le imperfezioni. Funziona così per tutte le relazioni ed allora perché non dovrebbe funzionare nella relazione con se stessi?

Di cosa sia l’amore per me ne ho parlato davvero tante volte ed in ogni sua forma nei miei articoli nati dalla sofferenza per una relazione che guardandola sotto altri aspetti è stata l’apripista per la ricerca di me stesso e per il mio “risveglio”. La gratitudine è davvero tanta non solo per lei ma per tutto lo scenario: le relazioni assodate col tempo trascorso in seguito, il mio percorso, la mia metamorfosi.

Per riassumere brevemente, l’amore non è quella relazione nata dal bisogno di sentirsi amati ed amare. Si può amare indipendentemente da tutto. E non è nemmeno un sentimento forte verso qualcuno in particolare quello possiamo chiamarlo semplicemente affetto. L’amore è piuttosto quel moto che ci muove alla ricerca e che puó essere espresso nella spontaneità dell’essere se stessi, semplicemente se stessi, liberi da ogni paura creataci dalla società, dall’educazione e dai desideri. Il desiderio di accettazione, di salvare qualcuno quando i primi che dobbiamo salvare siamo noi stessi; salvare poi da cosa quando si sa che per ognuno c’è un percorso da fare per arrivare all’alta vetta? Certo a volte ci sono affetti che senti più profondamente perché li vedi come parte integrante per la tua completezza e vorresti prendertene cura, è quello che è successo a me ma il fatto che ci si sia allontanati non significa che io non possa continuare ad esprimere in spontaneità di pensiero e di azione nel rispetto ovviamente di me stesso e della parte in causa quello che sento. A distanza di tempo mi do conto che quel mio desiderio di voler prendersi cura e “salvare” la mia compagna era un desiderio di accettazione mentre io stesso non mi stavo accettando. Allo stesso modo capita che un genitore vuole a tal punto tutelare un figlio non prendendo coscienza che in qualche modo lo possa fare sentire un peso.

Certo i stati di consapevolezza vanno e vengono tali e quali alla vita che è fatta di alti e bassi e, come palloncini nell’aria voliamo verso alte vette sballottolati dalle correnti che a volte ti sollevano altre ti abbassano, ma per ogni scalatore che vuole raggiungerle non è concesso privarsi nemmeno di un passo per cui avanti fino alla fine nella propria rincorsa a quell’elevazione che non tutti conoscono, non tutti cercano ma che reconditamente tutti ambiscono e alla quale tutti siamo destinati prima o poi ad arrivare. Quello che ci basta sapere è che ogni corrente, ogni sobbalzo è necessario al raggiungimento. A noi il modo di lasciarci trasportare: possiamo fare resistenza, impigliarci col filo tra qualche pianta o roccia, e fa male lo so per esperienza, oppure possiamo lasciarci trasportare. A noi la scelta. Si sa però che per fare una scelta bisogna conoscere e per conoscere bisogna indagare. Indagare se stessi per conoscersi, a volte anche attraverso il mondo circostante, è uno dei più alti e onorevoli compiti dove corpo, mente e spirito si ritrovano per uno scopo solo, unico e relativo ad ogni dimensione: l’amore. Il sentimento che davvero fa sì che tutto esista.

È sempre difficile mettere nero su bianco i pensieri in modo chiaro ed efficiente tale da poter esprimere al meglio il mio sentire per arrivare al vostro, tante volte mi guardo dall’esterno, sempre più spesso, lo faccio anche mentre scrivo. Mi vedo ridere e sorridere di me delle mie parole, del modo in cui ero cieco nel mondo e da come ora lo vedo. A volte piango per commozione. Piccole gocce salate di gratitudine.

Ed è pure difficile nella quotidianità oltrepassare quei larghi stati emotivi che la mente crea sulla base della “realtà” personale. Sto imparando a passi a volte svelti a volte lenti, talvolta anche tornando indietro ad attraversarli senza creare scompiglio. Cercando di essere come un visitatore in un museo, osservandoli come opere d’arte, perché lo sono in ogni propria caratteristica e sfumatura! Siamo opere d’arte e poco importa se quadri, sculture o un film su una pellicola.

Capita che ripercorro ogni singolo momento della mia vita con emotività, e anche molta, dei momenti trascorsi più particolari della mia esistenza: Ho dormito per terra e sulle panchine di paesi lontani ed in letti comodi e lussuosi sentendomi principe e mendicante secondo quello che nel momento sentivo di incarnare; ho camminato da solo stando nel silenzio e nel rumore, nel sole e nella pioggia; ho pianto, ho riso, ho esultato, consolato e sono stato sostenuto. Ho sostenuto, incitato, pregato; ho fatto sesso e ho fatto l’amore; ho visto fuochi accendersi, ardere e spegnersi; Ho lottato, studiato, sofferto e goduto dei piaceri, sono stato tutto e non sono stato niente; ho guardato orizzonti infiniti fondersi con cieli immensi, e nuvole di passaggio, e stelle e lune, a loro spesso ho chiesto aiuto e chiarezza, ho chiesto segnali, a loro ho inviato ogni tipo di desiderio, in loro ho riposto tutti i miei bisogni insoddisfatti e speranze; con loro ho parlato di me delle mie mancanze perché in fondo forse a conoscienza che parte di quell’universo e’ dentro di me come io ne faccio parte, come a voler cercare casa, come a chiedere di tornare, di essere di nuovo insieme quando invece non c’è stata mai separazione.

Dio sto piangendo come un bambino mentre scrivo e non riesco a fermarmi… Sono partito per l’ Asia per cercare me stesso e mi sono trovato, magari non serviva questo ma soltanto stare solo e lontano per guardare tutto in modo distaccato, non saprei e non mi importa saperlo come non mi importa di che cosa possa sembrare alla gente di questo nuovo me. Mi assale la paura di ripendermi nel caos dei giorni? Certo! Sono umano non lo dimentico e non ho la presunzione di sentirmi migliore di altri se non del mio io passato e ad ogni modo la vita è questo no? Sollevare il piede per arrivare in alto per poi riposarlo a terra ed andare avanti e, tutto sommato direi di conoscere già questa sensazione. Ho imparato a fargli fronte con qualche trucco appreso nel percorso come per esempio quando sento un momento di difficoltà, mi fermo come per mettere pausa al film o sedersi su una delle panchine della galleria per poter prendere fiato e osservare i dettagli dell’opera. Sempre più spesso l’attenzione mi va sul battito del cuore, sarà un caso? lo fa spontaneamente proprio come l’amore si palesa. Chi lo sa? A chi importa se poi aiuta a trovare l’energia per proseguire?

Mi sento come due personaggi di una storia nella quale uno dei due si è trasferito in posto lontano perché insoddisfatto e l’altro cerca di esprimere la sua comprensione ed il suo sostegno; il suo rispetto ed il suo amore sentendosi a volte non sufficientemente all’altezza di quell’aiuto ma vicini; libere… libere da ogni credenza e responsabilità se non quella di esprimere il proprio amore verso se stessi e il prossimo. Due parti della stessa medaglia così vicini eppure così opposti.

Ho sempre creduto di dover e poter fare di più verso me stesso ma soprattutto verso il mondo. Sono sempre stato severo con me stesso e mi sono sempre sentito colpevole verso tutto e tutti, mi sono giudicato; messo a disposizione trascurandomi spesso. Oggi mi prometto di essere gentile, amorevole, compassionevole e di perdonarmi quando non riesco; di imparare a dire no, di dedicarmi tempo per stare con me. Giuro fedeltà al quel mio io che trova benessere nel silenzio e nella meditazione, che prende distanza dalle situazioni non perché non vuole responsabilità ma perché per avere un azione bilanciata e coerente serve guardarla da fuori quanto basta per ascoltarsi dentro, per agire nell’amore: l’unico moto che per certo non può creare errori, rimpianti o malumori. Prometto di continuare a dare importanza all’ assoluzione dei miei compiti con lo stesso impegno e anche di più e di aiutare il prossimo cosciente che spesso il migliore aiuto che si possa dare è lasciar sbagliare perché ogni passo, caduta, e tentativo di rialzarsi serve per raggiugere alte vette.

Ovviamente in tutto questo non mi sento certo arrivato, continuo il mio cammino e spero anche io di cadere, sbagliare strada, tornare indietro ed andare ancora avanti, a differenza di prima però ora só come farlo: con amore.

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