
Ho passato gli ultimi giorni nelle località più turistiche del sud della Thailandia vagando per Ao Nang e Phi Phi island, visitando zone ed isole limitrofe ed ora che scrivo mi trovo sul battello che mi porterà a Phuket, tappa ahimè quasi obbligatoria per poter prendere un aereo a costi decenti per arrivare a Bangkok e lasciarmi alle spalle almeno per ora il mare che ospita una condizione al limite del surreale: orde di turisti di ogni dove si riversano nelle viette tra bancarelle e chioschi bevendo e fumando erba già dal mattino per continuare poi la giornata in escursione. Talvolta facendo addirittura il rifornimento per non restare senza durante la giornata. Le strade continuano sempre di più a riempirsi via via che il crepuscolo si fa vicino e tutti tornano, a quel punto birrerie, piccoli banchi dove vengono venduti secchielli con ghiaccio, superalcolici e soft per cocktails fai da te vengono presi d’assalto mentre l’odore della ganja, sempre e ovunque presente e quello del pad thai si ficcano nel naso creando un mix assurdo.

La musica comincia ad alzarsi di volume nei vari hotel, ostelli e ristoranti richiamando giovani sballati ormai da tutta la giornata per intrattenerli fino a notte fonda. Le escursioni sono poi l’apoteosi di quanto fuori da ogni schema ormai mi senta: stupidi umani che nonostante vedano coi loro occhi un paradiso deturpato continuano a maltrattare ambiente ed animali incuranti o forse semplicemente disinteressati dal fatto che la terra appartiene a tutti e non solo a chi la abita per cui tanto vale buttare in mare qualcosa in più tanto oramai… Oppure tanto abito da un’ altra parte; screziando scimmie non curanti di comportarsi come tali.
Chiedo perdono per loro a madre terra mentre navigo tra le isole e i parchi che circondano Koh Phi Phi Don. Il mare è mosso mentre la luna piena compare sembrando una lampadina dimenticata accesa di giorno. Sul lato opposto a lei il sole caldo comincia ad abbassarsi dietro le grandi coste granitiche ricoperte di alberi a fargli da cappello, forse li è ancora tutto intatto.

Penso a quanto tempo ho lavorato sul giudizio per liberarmene, evidentemente solo a tratti anche se só che i miei pensieri in questo caso si limitano ad essere constatazioni ma anche mie personali opinioni così mi sorge ancora una volta la domanda: chi sono io al di la dei miei pensieri; al di la dei sentimenti, delle emozioni, di quelle “personali percezioni” che creano la MIA realtà sicuramente diversa rispetto a quella di qualcun altro chi sono?
La domanda è rimasta perpetua tutto il giorno mentre il mar delle Andamane non ha mai smesso di spruzzarmi acqua in faccia lungo la navigazione della long tail boat che mi porta di su e di giù sulle onde abbastanza grandi da farsi sentire anche una volta scesi nelle varie tappe.
Rivedo la mia considerazione sui turisti e vado oltre non solo al modo in cui l’ho percepita ma anche guardando al calore delle persone locali che lavorano come muli; attenti ad essere accoglienti e generosi soprattutto tra di loro, senza però risparmiarsi nemmeno verso chi forestiero. Cerco di prenderne esempio. Salutano e sorridono calorosamente nonostante si veda che sono stanchi non solo fisicamente ma anche mentalmente di un tale comportamento che non li rende proprietari nemmeno a casa loro. Un abbraccio costante ad un ospite che non vuole mollare mai la presa e chiede sempre di più; dal quale sanno loro malgrado di dipendere. Cercano la bellezza a loro rimasta nelle piccole cose nelle proprie attitudini e agiscono per quello che la loro essenza gli dice di fare senza alcun condizionamento mentale. Li ammiro nella loro splendida luce in tutto ciò che fanno e per come lo fanno: ci mettono il cuore e lo fanno vedere. In pochi, davvero pochi, almeno per mia esperienza cercano di ingannarti e se lo fanno lasciano intendere che il fine ultimo è per certo necessità più nobile e non per mero gusto o soggiogo. Sanno già che il diavolo è dentro “l’uomo bianco” e non lo combattono, cercano di addolcirlo perché sanno che fa parte del mondo tanto quanto ne fa parte il bene. La semplicità è la loro arma. semplicità nel sorriso, nel modo in cui chinando la testa e giungendo le mani all’altezza del petto ringraziano sentitamente. E io sento di amarli e di amare il mondo con loro ogni qualvolta li guardo. Spero davvero che sia così in tutta la Thailandia a partire da Phuket, prossima tappa ma ho paura che più mi avvicino alle zone inflazionate più la cosa si farà rara. Starò a vedere mantenendo nel cuore quel che fin’ora m’è stato trasmesso, corrispondendo altrettanta fiducia e sorrisi in loro e per loro, e non solo.

Intanto la coltre di nuvole all’orizzonte, abbraccia il sole sempre più rosso in lontananza mentre disegna una via color rame sull’acqua che ogni minuto che passa diventa una lavagna ad onde nere che porta fino all’orizzonte; la luna appare sempre più luminosa nell’oscurità del cielo che giunge rapida puntinandosi di stelle. So che desideri e pensieri; aspettative sentimenti e emozioni sono stati della mente e che la mente per sua natura tende a dividere, a creare un abisso mentre il cuore lo valica. So anche che sono qualcosa di più che va oltre appunto il fisico e la mente eppure ci sono momenti come quello del tramonto in mare dove tutti questi continuano a fare a gomitate tra testa e petto a chi arriva prima per poi abbracciarsi nella gola creando un nodo che mi lascia nella via di mezzo tra il pianto ed il sorriso.
Forse il segreto sta nel capire non chi sono, visto che il concetto di essere qualcosa che va al di là della mente e del corpo è ben chiaro ma piuttosto chi non sono?
Come faccio a mantenere quello stato impersonale con il quale, solo in quei momenti, riesco ad essere libero da ogni cosa: desideri, pensieri, preoccupazioni e paure? Chi non sono se consapevole e cosciente che ogni cosa non è altro che un’ esperienza che solo perché la vivo per percezione propria resta soggettiva… Chi sono a livello oggettivo? Con questo distacco mi rendo conto che di me resta la calma mentale, il silenzio e la consapevolezza che tutto ciò che è è solo qualcosa che personalmente percepisco e quindi non del tutto reale…? Sto diventando un’ automa e non me ne sto rendendo conto? Cosa c’è di male nell’automatizzare la mia consapevolezza ogni qualvolta mi accorgo che i pensieri mi stanno portando alla deriva se questo può sollevarmi dal dolore e dalla gioia per come conosciute fin’ora? Forse un thailandese può insegnarmelo…

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