
È stato un anno che mi ha messo a dura prova. Prova: atto o serie di atti, procedimenti, operazioni aventi lo scopo di conoscere. E altroché se ho conosciuto…! Ho conosciuto la sconfitta, la sensazione di non sentirsi all’altezza, sensazione che a volte torna a sussurrarmi alle orecchie storie già sentite che solo a volte, a seconda degli stati d’animo, continuano a piegarmi e spaventare, senza più però spezzarmi. Ho conosciuto l’indifferenza e l’affetto. La gratitudine, l’amore incondizionato, il perdono; la fede incrollabile, la pazienza, la comprensione, la compassione. La separazione e l’unità. Il non giudizio, il trascendere il bene ed il male; l’ umiltà. ma anche la rinascita
È stato un anno difficile “nel mio piccolo” perché nonostante gli inciampi, le cadute, le sofferenze ed i pianti mi sento fortunato e grato per ciò che queste prove mi hanno fatto scoprire e diventare e per ciò che la vita mi ha dato.
Sono grato al 2023 e lo sarò al 2024 perché ogni giorno è una vita da vivere e da costruire consapevole che io sono la via, la verità e la vita e quindi co-creatore della mia realtà. Non è una frase new age ma un’ altra cosa insegnatami dall’anno appena finito.
Spesso le persone, cosa che ho fatto e faccio anche io nelle giornate più tristi e sconfortanti si rifugiano nel futuro per sfuggire alle proprie sofferenze. Tracciano una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale la sofferenza di oggi cessa di esistere, mentre talvolta capita che non ci sia nessuna linea davanti a sé e l’unico sollievo lo può dare solo uno sguardo al passato. Per questo a differenza dei scorsi anni non mi pongo propositi ma obbiettivi. Il primo tra tutti proprio quello di vivere il presente.
Obbiettivi si. nessun proposito, al massimo ringraziamenti per ciò che è stato e ciò che è. Cercherò senza dubbio la realizzazione del mio “sè” al di là di quello che è la personalità o il carattere: differenza già descritta in più di un articolo passato ( https://lalunatraledita.com/2023/10/24/personalita-o-individualita/ https://lalunatraledita.com/2023/08/15/un-pit-stop-sulla-via-dellilluminazione/ ed altri ancora). E come punto di inizio ho deciso di farlo con un viaggio.
In solitaria.
Si dice che la solitudine sia uno step necessario per la crescita personale e nonostante a volte mi senta solo anche tra un mare di affetti ho scelto di abbracciarla forte partendo per l’Asia.
Il viaggio comincia da Singapore dove ho appena trascorso 3 giorni immerso nella Città-Stato forse più cosmopolita del sud est asiatico. Qui si incontrano varie etnie ed ho avuto modo di guardarle con occhi occidentali e “cristiani” (nonostante non mi senta legato a nessuna religione). La città si presenta piena di luci e spettacoli sulle quali si fondano le più famose attrattive: fontane con ologrammi; alberi artificiali luminosi che spandono la luce a tempo di musica; templi, moschee e parchi. Mega costruzioni si allungano verso il cielo con vetrate riflettenti il cielo costantemente grigio/bianco della cappa d’umidità nell’aria. La downtown fa da contrasto e da sfondo ai piccoli negozietti che si dispiegano nelle vie più caratteristiche e centrali.

Ogni posto camminando lascia dietro di sé un odore ed un suono che si mescolano fondendosi in una musica che personalmente non avevo mai sentito. Che affascina. Tra gli Street food ed i banchi di frutta, tra i piccoli negozietti di ogni genere ed i magazzini degli artigiani, uno accanto all’altro sui marciapiedi e sotto i portici dove questi si dispiegano, diverse “razze” di cultura e religione che siamo soliti vedere in conflitto vivono invece in comunione e pace. Ad ogni passo l’odore forte di incenso si propaga nell’aria invadendomi fino al centro dell’anima e facendomi sentire parte di quel quadro, come se tutto fosse sempre stato così dentro di me mentre mi faccio largo nella gara di fumi ed aromi per chi riesce a sovrastare l’altro. E ancora, piccoli stand con collane di fiori da portare in omaggio ai guru e ai Dei venerati, presso i templi ad essi dedicati o agli angoli di strada, nei ricettacoli che fanno da punto di preghiera tra anziani che giocano a dama e bambini sull’altalena. E poi quelli di cianfrusaglie della cultura cinese o dei sarti indiani. È davvero tutto caratteristico ed affascinante. Sembra davvero tutto in contrasto. Un contrasto piacevole.

Camminando per la città, attraversandola a piedi tra vicoli con murales che richiamano la quotidianità del posto, la religione e personaggi tipici dei cartoni animati ma anche in treno noto però non solo di quanto controllo ci sia con telecamere ad ogni lampione, corridoio di stazione e chi più ne ha più ne metta, cosa che rende tutto un verosimile Truman show, ma anche di quanto le persone siano individualizzate a tal punto da non notare nemmeno l’esistenza degli altri. Sebbene infatti all’occorrenza tutti si dimostrano disponibili non ho visto una persona che non stia con lo sguardo basso sul proprio telefono distratto da un gioco, da un video o dalle più disparate immagini proiettate dai propri dispositivi. Molto meno vale per l’etnia indiana anche se di loro ho fatto caso che praticamente 9 su 10 portano gli occhiali e che frequentano più i negozi di oro che i caffè (chissà perché?). Questo essere presi dai schermi pensavo fosse un problema in occidente avendone avuto prova anche sul volo che mi ha portato qui, vedendo la moltitudine delle persone passare il completo volo guardando film o giocando a diversi giochi sui schermi del sedile, ma qui sembra si entri in una patologia vera e propria.

Così penso che forse l’impressione a primo impatto mente: si potrebbe dire che siamo davvero il terzo mondo ma a dispetto di quanto possa sembrare il sorriso degli occhi che qui non incontri se non interpellati riempie davvero più di qualsiasi luce o pervadente aroma e questo credo valga una ricchezza in più. Magari mi ricrederò nel proseguo del viaggio che domani mi vedrà in Malesia, chi lo sa? intanto apprezzo Singapore per quello che è tra palazzi di grandi istituzioni economiche e banchi dove con pochi soldi puoi magiare o comprare un oggetto di valore religioso o culturale non certo prezioso. Una città di luci proiettate a distrazione di un controllo perpetuo sulla propria persona; un contrasto costante tra la modernità e la tradizione. L’ennesimo dualismo della materia.


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