
È dal silenzio che nascono le profonde riflessioni. Oggi nonostante la mia routine fatta di cazzotti al sacco e fatica funzionale, nonostante le visite di un paio di amici a casa e di un nipotino bello come il sole ho avuto modo di stare molto da solo nel silenzio del borgo che mi ospita da una vita ormai. Questo mi ha dato modo di studiare cose professionali ma soprattutto di meditare e pensare a me, a quello che sono stato e che ho fatto e a quello che sono diventato nel corso di un anno con un percorso fatto di terapia, lettura, scrittura, pittura; autoanalisi e meditazione ma anche di studio su ciò che è il mio essere o meglio l’ essere più in generale. Ho fatto i conti col mio passato e con il presente insomma.
Vi porto nella mia riflessione come se parlassi ancora a me stesso, raccontandomi dove il percorso è iniziato e saltando qua e là come un ranocchio in uno stagno cerca le foglie di loto per poter navigare almeno per un po’, il tempo necessario per riprendere fiato e capire la direzione da prendere.
Chi mi conosce, frequenta o legge i miei articoli avrà intuito che la mia ricerca è nata dopo un amore finito non certo bene. È dalla perdita di una cosa preziosa che si inizia la ricerca di un tesoro. È da questo che ho aperto il mio vaso di Pandora, ed è a lei che sono grato per avermi insegnato tanto su me stesso. Vorrei che questa mia gratitudine non rimanga inespressa, vorrei che ci fosse il modo di esternarla ma purtroppo per ora vince l’indifferenza. Ho imparato ad accettarlo perché sicuramente anche in questo c’è una lezione da trarre. Di certo posso dire di aver imparato il perdono verso me stesso e non solo.
In molti momenti del trascorso, specialmente all’inizio della rottura sono stato consolato e ascoltato da amici che con il loro modo di fare mi hanno incoraggiato mettendo in risalto le mie qualità, a loro sono grato per la tanta stima dimostratami ma, a volte non basta mettere in risalto il proprio lato narcisistico per riacquistare l’autostima e l’amor proprio necessari per guardare oltre, a volte c’è bisogno di scavare più a fondo e così ho scavato così in profondità da perdermi o meglio a tal punto da trovarmi. Mi sono accorto di quanto errante fosse il mio atteggiamento nel portare i miei traumi, le mie insicurezze, le mie insoddisfazioni nelle relazioni specialmente a quella cui tenevo di più; di quanto sbagliato fosse nei confronti di entrambi relegare la responsabilità della propria felicità nell’ altro, così come pure i propri bisogni senza fare nulla per avere cura di me stesso.
Ho lavorato in varie fasi sui punti critici scoperti, certo non tutti ma è comunque un buon inizio dal momento in cui questo modus operandi vale per ogni genere di relazione! E l’ho capito da solo, nel silenzio delle giornate trascorse seduto immobile ad occhi chiusi domandando ad un Dio interiore, al quale ho affidato la mia individualità, di parlarmi. È nel silenzio che ti accorgi che per quanto amore esterno possano trasmetterti sei solo tu che puoi salvarti. Così, giorno dopo giorno, meditazione su meditazione ho riconosciuto in me tutte le crepe dalle quali entrava acqua spegnendo il fuoco della vita interiore: tutte le forme di egoismo, le cause dei scatti d’ira, di ansia, di odio. Spesso ho pensato di cadere nell’illusione, di allontanarmi dalla realtà tanto da non averne più contatto, finché, in determinate occasioni mi sentivo di nuovo strattonato ad essa. Ho riposto ogni mia debolezza facendomi forza nello specchio della natura, tenendo presente il concetto del micro nel macro.
Camminando verso Santiago ho appena imparato ad apprezzarle, forse perché il dolore era solo in fase embrionale ma potevo già percepirlo per intuizione. Ma questa capacità è andata via via fortificandosi nelle albe e nei tramonti abbracciato a me stesso, nei cieli al di là di un ombrellone troppo grande per starci da solo, nei suoni della musica durante i falò, sotto le stelle, le stelle!!! E ballare al suono del vento come una foglia d’autunno pronta a staccarsi, pronta a volare…
Ed eccoci è arrivato l’autunno il vento più forte soffia staccandomi dall’albero, padre di ogni mia convinzione certa fino a ieri ed ora completamente lontano dal mio credo. Volando vedo le cose da una nuova prospettiva, senza dubbio più elevata. In quell’albero ho lasciato le mie emozioni negative, o più che negative, mal gestite. Un albero secco direi, con radici poco affidabili per una vita come la voglio e sento di meritare io. Radici che affondavano su un terreno fangoso, il fango delle energie inferiori che ti tengono serrato al suolo senza possibilità di uscita, senza possibilità di espandermi né in altezza né in larghezza. Eppure con lavoro, forza e determinazione; disciplina, autocontrollo, auto ascolto ne sono risalito per compiere il mio destino, ancora in molta parte da scrivere e scoprire ma è proprio questo che lo rende fascinoso. Gelosie, bisogni di ogni genere: d’ approvazione, di gratificazione, di glorificazione da qualcosa che fosse esterno, di posizionamento sociale e relazionale, invidie, traumi irrisolti, irretimenti sciocchi e tanto altro davvero. Di questo era fatta la base dell’albero, ora dimmi come poteva reggere il peso di una crescita? Questa condizione penso sia nata dall’ aver sempre lavorato al contrario. Non ho mai seguito l’ordine pur reputandomi una persona piuttosto ordinata. Ad oggi il dictact è cambiato, ho seguito per anni la formula della vita procedendo in tal senso: AVERE, FARE, DI CONSEGUENZA COSÌ SAREI STATO ed i risultati sono stati quelli descritti. Ma da un po’ ho invertito tutto, consapevole del fatto che non esista proprietà commutativa per questa operazione. E sento di avere risultati enormi! Oggi SONO, E FACCIO PER POTER AVERE…. Sono o cerco di essere la mia versione migliore di me, accettando i miei limiti e difetti, amandoli alla pari dei miei pregi guardandoli al di là del bene e del male pur seguitando a lavorarci su; mantenendo fede a quelli che sono i valori etici fin qui appresi nel mio trascorso. Lo stesso faccio con e verso chiunque mi circondi ammirando la diversità e cercando di comprendere in quale caso le cose che meno mi vanno a genio mi stanno facendo da specchio. Questo mi aiuta ad andare oltre al dualismo e a coltivare un amore profondo per tutti e tutto come forma di vita tale e quale a me, e, nello stesso momento ad avere un distacco per fare in modo da non creare alcun tipo di conflitto.
Quando sento il bisogno mi ritaglio anche solo pochi minuti per godere del piacere delle piccole cose: un uccello in volo, il sole, una luce particolare, un bambino che gioca o un gatto che si rotola nell’erba; un cane che si annusa con un altro. Insomma tutto quello che di innocente e puro può venirvi in mente è diventato per me un carica batterie veloce.
Faccio il possibile per poter essere disponibile, accogliente, gentile e amorevole con tutti specialmente con chi mi ha dato altrettanto quando ero in down flow. Ma, nonostante questo, bilancio bene i miei gesti e propositi curando i miei bisogni e obbiettivi. Questo mi fa stare sereno già da un po’ soprattutto nei miei stessi confronti visto che sono sempre stato giudice e giustiziere di me stesso.
Sò che ho ancora molto da fare ma già il fatto di avere relazioni più sane con uno scambio paritetico, serenità interiore, sicuramente più gioia di vivere le mie giornate, è già così gratificante credetemi! Sorrido, scherzo, gioco: cose che non facevo da davvero tanto tempo!
Continuo e continuerò il mio percorso con la stessa determinazione messa fino ad ora e aspetto con fede e gratitudine anticipata di ricevere molto altro perché la vita è un regalo ad ogni battito di cuore che sancisce una morte ed una rinascita ad ogni sua contrazione.
Il mio terapeuta e mentore Raffaele Cavaliere, che ringrazio, mi dice di comprendere la mia voglia di arrivare presto ad uno stato “più elevato” ma che devo imparare la virtù della pazienza ed è vero sono sempre stato impaziente, lo riconosco… per cui oggi mi fermo, ascolto la pioggia che comincia a venire giù nel silenzio della mezzanotte mentre sono nel letto e penso: ma che bella è la vita!?! Bella come un fiume che deve fare il suo corso fino al mare. Fino ad un spiaggia incontaminata baciata dal sole che sta cadendo in acqua nel silenzio di un giorno.

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