
È metà Novembre il tempo fa le bizze alternandosi tra giornate calde, quelle uggiose e talvolta temporalesche. La sera comincia a sentirsi quell’ umidità che si infila nelle ossa come un uomo sotto le coperte dopo una giornata stancante. Le luci sono diverse secondo le condizioni climatiche l’ unica costante sono grandi stormi di uccelli che si librano in volo sopra i campi arati. Ogni tanto qualcuno di loro piomba sul suolo tra la terra smossa alla ricerca di qualche verme che gli farà da pasto o per prendere sementi caduti da qualche albero potato o spogliato dai frutti solo di recente per portarlo chissà dove e creare nuova vita prima di dare di nuovo due forti colpi d’ali e raggiungere il gruppo. Che bella la natura nelle sue piccolezze.
Un senso di libertà mi pervade; la libertà è il dono più alto dal cielo concesso e che nel cielo si specchia. Nessun tesoro sulla terra o nei mari è eguagliabile. Per il contrario penso alle schiavitù che subisco nella quotidianità, per lo più create da me stesso. Catene che mi tengono stretto ad un passato e ad un presente che mi fa stare comodo solo a tratti. Sento che dovrei trovare il coraggio di avventurarmi come fa’ un cavaliere. Usare la fantasia per inventare ogni giorno delle missioni o meglio delle nuove nobili cause; usare la spada contro la storia che è madre dell’attualità per tagliare quel cordone ombelicale che mi porta ad emulare le stesse cose nel presente, facendo in modo per ciclicità di essere un monito per il futuro. Avere quell’ardore costante che sovente mi ha contraddistinto nelle mie imprese tra valore e incosciente follia.
Il coraggio si sà è una virtù che non tutti hanno, si basa sulla fantasia e sul valore ma non soltanto. È dato anche dall’amore. Come per il cavaliere errante: nessun eroe è infatti animato senza innamoramento tale risulterebbe come un albero senza foglie o come un corpo senz’ anima. Il coraggio è quello di sognare alto e volare come gli uccelli e poco importa se si risulta ridicoli. Chiedete a Don Chisciotte morto dopo essere stato riportato nel piano reale fuori dai suoi sogni e dalla sua fantasia….
E mi son chiesto cosa vuol dire sognare? La risposta nata m’ha sorpreso perché inaspettata e completamente diversa da quella che avrei pensato tempo addietro e tanto inedita perché non ponderata, spontanea: sognare non corrisponde a desiderare. Su questo si che ho ragionato proprio perché sorpreso, proprio perché controtendenza con quanto ho sempre supposto. Da questo ragionamento le risposte si sono fatte più interessanti e intriganti oltre che suggestive: Il desiderio porta alla povertà, povertà d’animo; povertà dei stessi desideri perché man mano essi si infrangono nella frustrazione di non vederli esauditi; perché talvolta un desiderio diventa vincolante, limitato, ossessivo. Mi sono detto in prima battuta e da lì ho proseguito lasciando viaggiare i pensieri.
Less is more: questo è il motto della nuova generazione che incalza bene quello dell’ultima rivoluzione sociale degli anni 60 o giù di lì dove veniva alzato nelle piazze “make love not war” sempre in voga nonostante tutto vista la testardaggine popolare nel mettere avanti il proprio nazionalismo o razzismo escludendo l’unione. E dunque meno desideri e più libertà; più amore; più unione.
Questi ultimi tre elementi spesso vengono fraintesi. Ci tengo a precisare cosa intendo per essi andando oltre il concetto conosciuto o portato a vantaggio per l’edonismo galoppante che contraddistingue il mondo attuale. La libertà non è quella che ti porta a sollevarti dalle responsibilità anzi forse è proprio la responsabilità che abbiamo verso noi stessi nell’accettare le condizioni per quello che sono, per quello che fin’ora abbiamo creato per noi e per il nostro mondo, abbracciando le cose che ci rabbugliano e quelle che ci irradiano di un malessere o di un benessere, questo porta ad un distacco dalle emozioni e dalla razionalità guardando dall’alto il mondo proprio come lo stormo descritto all’inizio della mia riflessione pur mantenendo una partecipazione alla vita, e così piombando sulla terra per donare l’amore quello che contribuisce alla creazione e alla morte di ogni cosa perchè di questo è fatta la vita e bisogna prenderne atto senza la minima paura perché tutto porta all’unione, una unione di coscienza con una coscienza più elevata. Vedere la vita come il grande sogno di un Dio, o per essere meno religiosi di un’ entità superiore in uno stato di sonno profondo che passa da sogni fatti d’ oro ad incubi.
Proprio per questo cerco di prendere il posto lato finestrino, per perdermi nelle nubi del volo che non importa dove mi porti ma semplicemente mi aiuta a sognare e a vedere il mondo da un’ altra prospettiva; per sentirmi parte di quello stormo; avere quel senso di ovattamento dato dalla vista esterna, un punto di vista più alto che ti porta a assopirti e partecipare al sogno nel sogno, che ti fa realizzare che non vale la pena arrogarsi ma piuttosto guardare fuori e godersi il viaggio a dispetto di chi vuole il posto corridoio per alzarsi e continuare a correre anche in volo.

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