pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

Cos’è un brav’uomo?

Cos’è un bravo uomo? me lo chiedo da un po’. Sono arrivato a tante risposte delle quali però non posso essere certo ma che giorno per giorno cerco di mettere in pratica.

Un brav’uomo è colui il quale si prende cura delle persone e delle cose a cui tiene; è quello che sà bilanciare il bisogno altrui al proprio cercando di fare quanto di meglio è nelle sue capacità per rendere felice se stesso e la persona con la quale condivide un determinato momento indipendentemente dalla relazione che ci sia con l’altra parte; è chi riesce ad apprendere dalle esperienze passate mantenendo una fiducia ed un’ amore incondizionato verso il mondo coltivando una gratitudine nei confronti delle situazioni che lo hanno messo in difficoltà proprio perché sono state fonti della propria crescita; è chi riconosce i propri limiti pur lavorandoci su cercando di aumentare e migliorare le proprie virtù e di sostituirle ai vizi che possiede e che sà di avere.

Credo stia proprio lì la magia e la spettacolarità dell’esistenza: fare il lavoro che eviti di fare. In molti si rifiutano proprio perché impegnativo, crudo, talvolta crudele. Implica come sempre il mettersi in gioco. E forse come tale dovrebbe essere preso per non restarne troppo toccati. Come un gioco.

È la strada che ti porta ad una comprensione più ampia di ogni cosa.

Ovviamente avrete intuito che non sto parlando di un lavoro materiale. Non si tratta di effettuare operazioni, nè calcoli, ne tanto meno di tirare su mura o di scavare, rastrellare, potare e tagliare piante oppure servire con il fine ultimo di compiere un’azione. Potrebbero essere tutte queste cose ma nella propria interiorità, e quindi: fare operazioni a cuore aperto, aprendo il cuore e la mente a sè stessi; fare i conti certo, ma con il proprio passato analizzandolo e capendo quali sono stati i motivi per i quali si sia sviluppato un carattere o una personalità piuttosto che un’ altra; scavare nel proprio interno per ascoltare ciò che abbiamo da dirci e che spesso non riusciamo o facciamo finta di non sentire; tirare su mura per costruire una nuova struttura del proprio io; rastrellare, potare e tagliare i rami vecchi della nostra identità, delle convinzioni e dei schemi mentali che ci limitano per dar modo di far crescere altri rami, più forti, e fiori e foglie più vigorose; si tratta di servire, si, servire se stessi per poter servire il prossimo, con delle qualità più sviluppate.

È forse questa quella che viene detta la retta via? Il mantenere un focus su di sé per poter essere d’aiuto a se stessi e agli altri attraverso l’amore?

In più di un articolo ho parlato dell’amore come un’ equazione definita da libertà+rispetto questo è l’amore nelle relazioni per me, condito poi dalla comprensione e l’accettazione delle diversità anche con ammirazione per le stesse, perché spesso fanno da specchio all’ io, molte volte sono parti di noi stessi che abbiamo accantonato o rifiutato, in tutti i modi fanno da esami per una crescita personale. In questo caso però parlando di amore mi riferisco a qualcosa di più generale. Di più sottile, qualcosa che va al di là delle relazioni umane e che arriva a toccare stati di coscienza personale che poco hanno a che fare con le cose esterne e materiali. In questi termini parlo dell’amore che spesso reprimiamo e che facciamo in modo di mettere in seconda fila col pretesto che “ci sono cose più importanti alle quali badare”. Mi riferisco alla cura per lo spirito e per l’anima; ai momenti che ci dedichiamo per svolgere tutti quei compiti di cui sopra parlo, e che tal volta doniamo agli altri sottoforma di atteggiamenti e presenza, per avere un continuo scambio, per creare. Si tratta di trarre il meglio da ogni più piccola e semplice cosa che ci circonda al fine di sentire la vita che scorre in noi.

A volte credo sia normale nel mondo d’oggi essere abbattuti per la qualunque visti i tempi: le guerre; l’economia; la continua rincorsa ad uno status sociale senza curarsi dello “Status Quo” interiore. Quello che però più mi preoccupa e rattrista è il fatto di vedere così poca consapevolezza nel prendere coscienza di quanto le nostre azioni siano erronee e controproducenti.

Nel XXI secolo ci troviamo a vivere in condizioni di emarginazione nascondendola dietro la parola emancipazione perché troppo impegnativo costruire rapporti veri, genuini; si dice sia l’era della comunicazione eppure dai più piccoli ai più grandi non ce n’è più, tutti fissati su dei schermi a comunicare con chi o con cosa nessuno lo sà; ipnotizzati da una felicità che sembra sempre sfuggirci eppure sappiamo di averla sempre avuta dentro e che talvolta nascondiamo perché abbiamo paura di viverla, coscienti che non durerà più di qualche momento, non tenendo mai presente che senza la sofferenza essa neppure esisterebbe. E quindi si comprime tutto come in un file per vivere come automi anche le emozioni. Tutti vogliono tutto senza alcun impegno o sacrificio questo vale in qualsiasi contesto si parli: nelle relazioni, nel lavoro, nel posSESSO. Regna un Dio, oppure tre che ci corrompono nell’anima e nello spirito. Ci confondiamo forse, perché anche questi altri iniziano per D: DENARO, DROGHE, DOLORE. Già, dolore perché da esso possiamo sentirci vittime di un mondo che in realtà ci costruiamo noi stessi attorno scaricandogli la colpa di tutto, perché tante volte da quel dolore siamo DIPENDENTI;

D come DISTANZE quelle che senza accorgerci stiamo creando in maniera abissale tra ciò che è un brav’uomo e quello che no. Anche se in fondo, alla fine, lo siamo tutti. Basta solo fare quella magia: quella che ti porta a fare il lavoro che stai evitando….

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