
La vita è un grande circo tra belve che bisogna domare interiormente, salti nel fuoco o nel vuoto e più di tutti a rispecchiarla è il funambolo: mettere un piede davanti all’altro sapendo bilanciare il peso del cuore e quello della ragione; sapendo gestire i sentimenti, distaccandosene a tal punto da vedere la paura e l’eccitazione; riconoscerle e tenerle a bada. Lo stesso succede a chi è su un cammino di crescita, che possa essere definito spirituale o personale poco importa si tratta solo di dare il nome ad una cosa che solo in noi sappiamo essere.
Fà tutto appello ad una bilancia cosmica legata alle leggi naturali: del dare e del ricevere ma anche dell’essere, ammettendo nella nostra vita interna ed esterna il male come bene. Non si può avere l’uno senza l’altro. Rende bene l’idea della felicità che arriva e poi se ne va in pochi attimi. Tendenzialmente bisogna essere coscienti che ogni avvenimento gradito è seguito da qualcosa di sgradito, è l’universo che lavora al bilanciamento delle forze.
Chiusa una porta si apre un portone, in questi giorni è la frase che mi sono sentito ripetere costantemente dopo la chiusura del ristorante così come anche della relazione. Un motto popolare che definisce quanto in effetti dal buio nasca la luce per poi tornare di nuovo buio. L’esempio più palese è la morte. Il bene agisce sulla vita dalla nostra nascita dandoci le energie, la vitalità mentre nello stesso momento che si nasce il male inizia ad operare per compiere il suo atto di distruzione della vita stessa. È un fatto ciclico che interessa tutti.
Vale lo stesso nel corso dell’esistenza. Il saggio è colui il quale riesce a gestire il cuore: la parte più emotiva, sentimentale ed irrazionale, quella femminile; e quella maschile più razionale ed incline alla logica. Il segreto sta nel riconoscerle in noi come parte di noi; mettere al servizio le rispettive virtù e vizi ponendoli allo studio del sè; queste nostre due parti che nella somma danno 1, non perché valgano per mezze ma piuttosto perché dall’ 1 si forma il duale così come si è formato l’universo; così come ogni testo sacro con i propri assiomi e le proprie esemplificazioni ha descritto. La polarizzazione delle forze e l’attrazione delle stesse: il positivo ed il negativo.
Bisogna lavorare con queste due forze e con quello che le caratterizzano per una stabilità. Come un chimico lavora con veleni e sostanze nobili per creare un alchimia, un antidoto o pozione. Bilanciando le cose al fine di ottenere una soluzione ad ogni problema ci venga posto nella vita della materia.
La materia: è la parte inferiore, quella nata successivamente. La parte femminile è materia. Fate bene attenzione a non fraintendermi, non stiamo parlando di sessi; e non è un discorso sessista in quanto in ognuno di noi si sviluppano le due parti. È la polarizzazione che dà la vita: il positivo ed il negativo che si incontrano per avere l’energia; perché il femminile viene considerato materia? Perché in tutte le figure religiose ma anche scientifiche viene rappresentato con un convesso qualcosa che accoglie e lo stesso è nella fisicità mentre il maschile compenetra questa parte per essere un unità; È il recipiente per lo spirito. Nella bibbia viene rappresentato dal Santo Graal: la coppa color smeraldo, colore di Venere che contiene il sangue di Cristo di colore rosso da Marte. Ognuno di noi lo porta dentro e non servono ricerche se non quelle interiori. Una conoscenza oggettiva e collaborativa delle due parti.
Ci sono molte altre figure che difficilmente ci soffermiamo a interpretare correttamente che dimostrano questo concetto e invitano al tentativo di bilanciamento delle due parti. Le prime che mi vengono in mente sono: il caduceo di Hermes con i due serpenti che si incrociano ed un bastone centrale: il simbolo della farmacia per capirci. Nessuno si è mai chiesto perché avesse questo simbolo? È la cura: saper bilanciare. I due serpenti uno bianco ed uno nero ( simboli in altre culture di saggezza, il che continua a dirla lunga ) attorno alla propria fisicità e del proprio spirito. Lo dimostrano anche i simboli di altre etnie e religioni: il lingam indiano, lo ying e yang del tao, il sigillo di Salomone: dove con i due triangoli incrociati invitano la parte inferiore quella della materia ad elevarsi verso l’alto e la parte spirituale a scendere per incarnare la materia stessa. Oppure, ancora, avete mai fatto caso ai re o figure di potere ritratti nei dipinti? Nella mano destra che determina il lato maschile, lo scettro simbolo del dominio; simbolo del rigore, dello spirito, nella mano sinistra lato femminile un globo o una sfera. Il tondo rappresenta sempre la parte femminile per le sue curve e le sue morbidezze nell’essere, nell’accogliere. Al centro vi è la corona, il potere supremo, dalla quale partono poi due braccia che tengono questi due oggetti in una bilancia. Un altro ancora è la PAPESSA nella carta dei tarocchi: alle sue spalle un velo rosso che si estende tra due colonne, davanti a lei un libro semi aperto in due ad indicare l’unità nel duale e sul tavolo due chiavi una dorata con la cima tringolare e l’altra nera tonda: sono le chiavi della comprensione delle due parti che portano alla conoscenza dei nostri due lati ed alla saggezza oserei dire divina. Potrei continuare portandovi l’esempio del mago che traccia un cerchio attorno a lui col suo bastone prima di compiere le sue magie, prima di comandare gli spiriti che non possono entrare in quel cerchio perché limite personale ed opera con la sua bacchetta, a volte usando anche una sfera per gli incantesimi. Ancora una volta le forme che si ripetono. La parte maschile che opera su una retta e la parte femminile che va in curva. L’uomo è più predisposto ad andare dritto sulla retta affrontando le difficoltà, la donna prende situazioni più sinuose per arrivare nello stesso punto. E sia chiaro non c’è buono o cattivo in questo c’è solo il saper riconoscere, ripeto, queste due parti in sé, che appartengono all’uno e all’altro emisfero sapendole bilanciare perché se il primo porta ad uno scontro l’altro forse porterà ad una mancata crescita o ad una deviazione troppo lunga.
Il segreto sta nell’essere vigili come il funambolo, bilanciando l’asta che tiene in mano in maniera corretta senza farla pendere dall’una o l’altra parte; mettendo un piede davanti all’altro in maniera cosciente che può essere il passo della gloria come quello della caduta. E quindi non fare del male ma non essere nemmeno passivi a tal punto da mettere l’altro in una posizione di dominio e allo stesso tempo fare bene senza provocare del male. Avete mai sentito il detto: il nemico del bene è il meglio? Questo perché provoca squilibrio.
Un altro segreto è coltivare le virtù servendosi di un auto analisi profonda; senza soffermarsi troppo su quello che all’apparenza facciamo ma guardando anche a quello che non facciamo; senza aspettarsi la riconoscenza ma l’autogratificazione di aver fatto questo piuttosto che altro. Sta anche nel riconoscere la gratitudine per ciò che si ha e non per ciò che si aveva e si è perduto o agendo per covare una bramosia. Avendo coscienza dell’unità delle cose come il mondo fa parte di un universo e che da esso la sola somma ad uscirne è l’uno. Uno come la bilancia dalla quale pendono i due piatti, a noi equilibrare il peso, che determina il peso della vita. Si dice spesso ognuno porta la sua croce… e non vi pare che anch’essa abbia una forma di una bilancia? In essa si racchiude un altro significato: immaginatela dritta nella parte alta sinistra per noi o dx se vista di spalle ( parte maschile ) si racchiudono le alte virtù spirituali in quella sotto i vizi nella parte opposta le virtù spirituali femminili e sotto i difetti che derivano dai vizi maschili. Questo perché pur essendo nel duale è tutto unificato. Come noi tutti che facciamo parte di un grande globo disteso su una retta di pianeti….
Pensateci su… e intanto coltivate il bene ma siate coscienti che il male è sempre presente basta accettarlo considerandolo parte del tutto, considerandolo la parte scura da cui nasce la luce. Siate bilance o meglio funamboli. E se dico siate non mi esonero certo dell’invito sentendomi più elevato. È un discorso che faccio a me stesso in tutte le mie parti, io per primo. Sono solo felice di conoscere e di condividere le mie conoscenze con chi vuole leggere e sapere altri punti di vista riflettendo su ciò che siamo oltre ogni apparenza. Al di là del bene e del male.

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