
Ieri ti ho incontrata per caso al bar, è stata una sorpresa per entrambi l’ho letto sul tuo viso e credo si sia letto sul mio. Non so sinceramente l’espressione che posso aver fatto date le emozioni provate in un millisecondo ma è sempre bello. È come per i girasoli la nascita di una nuova alba che alzano la testa per ammirarla si lasciano dietro le proprie ombre. Io quelle ombre a volte me le porto dentro cercando di cacciarle nella parte più bassa e nascosta del mio essere, ombre che derivano dalle domande di come sarebbe stato se…. ma che a poco servono dal momento in cui la situazione è quel che è.
Imbarazzo infantile, timidezza e ricordi di dolci baci, di sfuriate, di sesso, e di sorrisi; di musi deficienti che richiamavano attenzioni ma anche di carezze nascoste durante un sonno velato da sogni. Tanti sentimenti e tante emozioni senz’altro oggi più pure di quanto non furono un tempo.
Sei il mio più grande amore, di coscienza mi ripeto tra me e me, ma non per farmi male, solo alla costatazione che questo sia il reale. Eh si perchè lo sei stata e lo sei tuttora, e forse lo sarai ancora. Non perché mi hai baciato e abbracciato come nessuna mai, né tanto meno perché nei miei abbracci hai trovato riparo da quelle che erano le tue paure facendomi sentire immenso, questo è un ego che ho smesso di alimentare seppure dà piacere pensare. Dico questo perché sei stata la persona che più di tutti ha mosso un sentimento in me talmente grande da non poter essere dimenticato in nessuna delle sue sfumature.
E mentre mi davi le spalle prendendo il caffè con le tue amiche ti guardavo e sentivo la tua voce come se ancora fosse rivolta a me, che m’ammaliava e stordiva portandomi nel nirvana. L’espressione mente a volte sul volto di chi non vuole far trasparire o non vuole dare soddisfazione ma lo so io il sorriso che nasce guardando le foto che ho di te e pensando che in un mondo immaginario, dove non esiste tempo, ancora in qualche modo ci apparteniamo.
Pochi minuti di spalle questi sono bastati a riesumare mille e uno ricordi nascosti ma mai spenti; milleuno e nessuno dei motivi per i quali t’amo. E mentre raccogli la spesa nelle buste saluti dicendo organizziamoci, stiamo insieme! Non è rivolto a me il saluto se non da lontano mentre ormai sei volata via correndo, io ricambio a bassa voce abbassando la testa come il girasole si inchina al crepuscolo del giorno.
Dietro un monte di orgoglio alla domanda della tua amica barista su come io stia faccio spallucce dicendo quel che penso: Che il fatto che io t’ami è noto pure ai sassi ma che poco posso farci se non sono ciò che vuoi. Rimetto gli occhiali, esco dal bar in confusione. Sono felice, sorridi e questo è l’importante d’altronde amare è lasciar liberi di essere e rispettare. Un sentimento a cui nessuno può sottrarsi, che prima o poi tocca tutti, l’importante è accettarlo coscienti del fatto che non sempre si può avere ciò che si vuole e che tanto vale apprezzare ciò che si può.
Guardo il cielo, le nuvole si aprono per lasciare una luce bianca tra sprazzi di azzurro del sereno che prova ad uscire nelle giornate uggiose di fine ottobre, gabbiani volteggiano in cielo alla ricerca di prede o solo per guardare il mondo da una prospettiva più alta. E mi immedesimo in loro convincendomi che qualcosa di più alto vuole che la situazione sia così. Posso lamentarmi come le piante che vengono tritate dal cuoco, loro non sanno che il dolore che stanno provando servirà per creare un grande piatto, sono inconsapevoli di poter far parte di una grande ricetta. Oppure posso lasciare che il grande cuoco dall’alto faccia di me ciò che deve per eseguire quello che sono destinato ad essere nel banchetto della vita.

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