
Quanto e cosa può succedere in un anno?
Mai mi sarei aspettato di vivere tante emozioni contrastanti: alcune gratificanti altre deprimenti. Ho avuto una donna che ancora amo, ho avuto un ristorante che ormai ho venduto, ho fatto un percorso psicoterapeutico che mi ha portato a tante scoperte; emozioni e situazioni che da questo ne sono scaturite.
Molto dipende da come le si guardano mi rendo conto. Dipende anche dalla propria capacità di riconoscere e discernere la propria personalità facendo spazio all’ individualità. La differenza tra le due sta nel comprendere che la personalità non è altro che il consolidamento di atteggiamenti per mezzo di azioni o reazioni abituali a determinate dinamiche o situazioni di vita quotidiana che ci portano a comportarci in maniera tale da identificarsi in una persona con caratteristiche più o meno congrue a ciò che si deve affrontare, mentre l’ individualità è il riconoscere in sé proprio quelle caratteristiche come deformazioni limitanti alla crescita ed al benessere interiore. La personalità è corrotta dell’egoismo; è quanto più di materiale e poco intelligente si possa seguire, è quello che ti fa dire: io sono così prendere o lasciare. Con questo non dico che debba essere annientata ma gestita ed indirizzata verso un fine inclusivo; verso appunto l’ individualità che a differenza si conforma nella presa di coscienza di essere individui come ogni forma vivente, lasciando spazio a qualcosa di più profondo, eterico all’apertura di una crescita costante dettata dalle circostanze ma anche e soprattutto dall’amore per il prossimo e per sé stessi; fondandolo sulla crescita ed il cambiamento. D’altra parte se non ci si rende coinvolti alle modifiche si ristagna sempre in situazioni analoghe che poco arricchiscono la persona e lo spirito; Implica la comprensione della piccolezza e anche, allo stesso tempo, dell’illimitata capacità umana.
Per affrontarle bisogna vestirsi di umiltà: l’umile non è chi si sottomette al più potente ma chi guarda tutti con un senso di stima nella differenza; chi ambisce al raggiungimento di qualcosa di superiore sentendosi non arrivato; guardando alla più alta forma di uno spirito che tende alla perfezione emulando maestri e santi che hanno trasceso l’avere per essere.
In tal senso mi rendo conto di quanto poco umile sia stato nel corso del passato anno che ha preceduto uno studio di me e del mondo, non solo materiale ma anche spirituale.
La parola che forse identifico tra le più paurose e terribili è proprio AVEVO: in essa si racchiudono mille morti, la morte dei sentimenti, delle relazioni, delle cose materiali a cui ero attaccato, alle situazioni. In essa è racchiusa tutta la parte egocentrica della vita: avevo una donna che amavo; avevo un ristorante al quale ho dato tutto; avevo degli amici; avevo passioni, sogni, progetti e speranze. AVEVO è la parola che sconforta che ti trita come coriandoli nel tagliatore da ufficio. Mi rendo conto di quanto questa parola possa essere basata sull’identificazione della mia persona nella società e nei miei stessi riguardi, spesso con l’attesa di un approvazione esterna. Mai mi sono concentrato sul termine ERO O SONO. Già perché con un simile piccolo adattamento di forma cambia la sostanza. Immaginate la differenza tra il dire avevo un amore oppure sono stato amore. Noterete come prima cosa che l’essere stato è un qualcosa che lascia la possibilità di continuare ad esprimere quel che si è magari, apprendendo dalla lezione, migliorandone le qualità con le quali ci si è espressi.
Si deve basare ovviamente il discorso, come già detto sull’umiltà tenendo presente che l’orgoglio è un difetto dell’intelligenza; che allontana le situazioni che fanno bene all’anima, così come pure le persone.
L’orgoglio è una forma di chiusura intellettiva che lascia poca luce alla vita. Orgoglio è mettere per primi i propri bisogni senza andare oltre la visione completa delle situazioni; è allontanare le proprie responsabilità senza confrontarsi con i propri errori o le proprie scelte, limitando la crescita dell’individuo e quindi continuando come detto ad alimentare la personalità (materiale legata ad impulsi e stimoli “inferiori”) piuttosto che l’indivualità (spirituale legata al sentimento e al seguire il cuore e l’intuizione, la saggezza. La parte superiore delle energie che chiamiamo chakras ed anche del corpo fisico se vogliamo dirla tutta).
In un anno trascorso tra bastonate e lezioni ho trovato la gratitudine nel riconoscere ciò che sono e non ciò che ho. È stato uno dei primi regali che io abbia ricevuto qualche anno fa dalla mia ex ragazza: essere o avere di Erich Froom ma che ahi noi non è stato afferrato né messo in pratica da ambo i lati, almeno non per tempo.
Come dicevo la personalità non è possibile annientarla ne tanto meno deve essere fatto ma ci serve per alimentare il riconoscimento dei nostri limiti, per tendere ad una più alta forma di manifestarsi guardando in alto a qualcosa di superiore a noi estraneandosi dal giudizio di ciò che è la parte più inferiore: quella comandata dalle pulsioni, dal proprio unico interesse e talvolta con discrezione, aiutando chi fermo in quella fascia; L’umiltà è quella cosa che appunto va in contrapposizione all’orgoglio quella per la quale puoi dire serenamente che si è cambiato così tante volte idea sui più svariati argomenti: amore, politica, sociale che riconosci di non saperla tutta e che quindi il tuo punto di vista non è una verità assoluta. Questo non significa che non si è mai nel vero ma piuttosto che si ha l’onesta intelletuale di dire (con la premessa che si sia coscienti che le proprie idee siano davvero nostre ) che per ora la si pensa in una tal maniera ma non si esclude che ci si possa ricredere e che anzi sarà stimolo di ulteriore ricerca interiore ed esteriore per avere un quadro più completo.
Nell’ultimo anno ho scoperto così tante cose di me pure affrontando drammi sentimentali ed emotivi che continuo a essere grato al cielo piuttosto di maledirlo come facevo per futilità di ogni genere nei tempi indietro. Ho imparato a volgere le mie caratteristiche caratteriali per una crescita veicolando energie che si dispargevano in rabbia e commiserazione prima in atti di amore per me stesso e per gli altri, in arte e cultura ora; ho appreso l’importanza del sole che fonte di vita e di energia per il mio corpo e la mia mente dimostrando di quanto la luce sia fondamentale per illuminare le parti oscure che sono in noi e fuori. Proiettando la mia stessa luce a chi ho attorno secondo quelle che sono le mie migliori qualità, coltivandole.
Non è facile lo ammetto, la vita ti sconquassa ma se la si prende come un gioco cercando di trarre il meglio dalle situazioni e mettendo davanti a tutto l’amore è un qualcosa che non ha termini di paragone per sensazioni e appagamento.
Dipende molto anche da quanto e cosa si è disposti a sacrificare: nelle antiche civiltà si sacrificavano animali talvolta anche esseri umani e forse proprio questo sfuggiva alle menti di allora. Il vero sacrificio da compiere è la rinuncia alle pulsioni interiori legate a quell’animalità insita nell’uomo; proprio quelle legate appunto all’orgoglio e alle fasce energetiche inferiori per riuscire poi ad elevarsi.
In molti troveranno difficile riconoscere un senso logico del tema trattato altri lo evinceranno facilmente, anche questo dipende dall’apertura con la quale una persona vuole mettersi in discussione affrontando tematiche e riflessioni diverse che vanno oltre il già conosciuto.
Altro non posso fare che augurarmi di aver dato uno spunto di pensiero ricordando che alla base di tutto, comunque sia c’è sempre l’amore inteso come energia che tutto muove.

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