pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

Come ogni mattino.

Consapevolezza, abbandono, karma.

Il sole sorge ogni mattina, dietro nuvole, boschi in collina o sulla linea del mare secondo la longitudine e latitudine alle quali ti trovi; indipendentemente dal tuo umore. Il sole sorge e ha sempre un sapore, un odore diverso che trasmette sensazioni ed emozioni variabili secondo quelli che sono gli stati d’animo dati dalle circostanze.

Ma le circostanze si sà non sono sempre buone, a quel punto come fare a non lasciarsi condizionare? Come fare in modo di poter guardare al mondo con occhi amorevoli nonostante ci sia qualcosa che non ci cade a genio? Non è tanto difficile dare risposta a questa domanda lo è riuscire a metterla in pratica costantemente.

Nell’ultimo periodo sto affrontando diverse situazioni che tempo indietro mi avrebbero reso nervoso, cattivo per la rabbia e la frustrazione che avrebbero creato nel mio essere. Guardo al me che ero e con orgoglio mi rendo conto di quanto oggi più che mai riesca a gestire le mie emozioni; riconoscere e controllare i pensieri creando un distacco emotivo che mi consente di vedere la purezza e la perfezione delle cose accettandole.

Si parla molto ultimamente nella società di accettazione e consapevolezza in molti casi senza realmente rendersi conto di cos’è e quanto importante ed oltremodo difficile sia metterle in pratica.

Definisco ciò che per me queste due parole significhino: parlo di consapevolezza intendendo la presenza nel momento, qualsiasi momento. Poco importa se si tratti di un pasto, di un passo, di un respiro. La consapevolezza è nello stato dell’essere presente al proprio corpo ma anche ai propri pensieri; riconoscere in sé qualcosa di più di un semplice fisico fatto di carne, ossa e sangue. Riconoscere in sé la presenza di una mente fondata sulla memoria di vite e vite che devia il nostro essere ed i comportamenti; che crea emozioni dalle quali nascono reazioni. È a questo punto che si verifica la sua stessa perdita: ciò fa si che il cacciatore diventi preda, l’architetto diventi l’ operaio che ha assoldato, il creatore diventi creazione.

Un ragno nella sua stessa tela insomma. È una tragedia.

La consapevolezza è fondamentale per ascoltarsi, per capirsi, per conoscersi e soprattutto per migliorarsi e va di pari passo con l’accettazione. Non intendo dire in tal senso accettare le cose in maniera succube e inerme bensì identificare la situazione. Riconoscerla, così pure come i nostri limiti nel cambiarla ma allo stesso tempo fare di tutto per migliorarla; accettare significa per me vivere quel determinato momento consapevole della condizione, agendo nella miglior maniera possibile per me stesso e per il mondo circostante. Senza dover guardare al frutto ma piuttosto alla crescita di quell’albero che un giorno arriverà con i rami a toccare il cielo; essere presente al percorso attimo dopo attimo senza curarsi del risultato; un’ agire disinteressato del fine ultimo, godendo piuttosto della felicità e soddisfazione durante il compimento dell’ opera.

Come un bambino di fronte ad un foglio bianco mi cimento così in un disegno che solo io vedo già prefigurarsi di fronte a me. Senza la paura di alcun giudizio. Senza un giusto ed uno sbagliato. Traccio linee e parabole; scarabbocchio e aggiusto i tratti senza alcuna pretesa di comprensione o di apprezzamento tanto meno la necessità di compiacimento. Godo della serenità che si manifesta nell’atto di far scorrere la matita su quel foglio bianco che è la vita.

Questo perché cosciente ormai che ognuno è artifice della propria opera, del modo in cui la disegna PER SÈ e per nessun altro. d’altro canto il nostro karma non può essere preso in carico da altri.

Anche questa parola KARMA nell’ultimo ventennio è stata strappata e bistrattata, abusata e sciorinata in testi, concetti impropri sviandola dal suo vero significato.

Il karma è…. il karma è tutto.

Karma è la consapevolezza con la quale si compiono i gesti; è la volizione con la quale si esegue un determinato atto; la responsabilità di cui ci si fa carico nell’agire in un modo o in un altro senza nessun preconcetto seguendo il proprio sentimento, non calcolando. È il gestire la propria vita senza lasciare che lei gestisca te; senza curarsi del risultato ma solo del processo, con consapevolezza e accettazione proprio in tal senso. È l’assegnazione del carico emotivo dato da noi stessi alle situazioni che ci costernano anziché darla al fattore esterno.

Sono queste tre parole che giorno dopo giorno mi portano avanti nel mio percorso. È l’osservazione delle cose per ciò che sono e il relativo comportarsi senza ragionamenti verso di esse che contraddistingue il mio ultimo periodo.

Ultimamente mi trovo a passare molto del mio tempo da solo non so se sia solo per vicissitudini legate al mondo caotico che lascia poco tempo ai scambi sociali, se per mia scelta inconscia o perché questo mio livello di pensiero sta portando lontane le persone che non sono allineate a me. Non posso negare la tristezza che in alcuni momenti mi pervade per questo motivo. Anche in questo caso però cerco di lasciar scorrere la vita senza forzare la mano ai miei comportamenti; senza adeguarmi necessariamente a situazioni che mi annoiano; senza cercare di eludere i miei interessi sottostando a cliché che poco mi portano a livello emotivo, percettivo, intellettuale o spirituale.

Così mi “accontento” di passeggiare consapevole della terra che presso con i piedi ascoltando il suono del mondo. Senza paura creo una dimensione che può sembrare surreale e anacronistica ma alla quale mi affido con fede abbandonandomi a ciò che verrà per me.

Consapevolezza ma anche abbandono dunque.

Consapevolezza non è lucidità mentale ma inclusione senza giudizio, senza guardare niente e nessuno con superiorità o inferiorità, semplicemente guardare.

Abbandono inteso come la rinuncia alla propria identità derivante da credenze, ideologie, religioni e sistemi di moralità. Abbandonare l’ individualità per abbandonarsi alla totalità del mondo, abbracciandola; andando oltre la ragione; svolgendo ogni azione con disinvoltura; materializzando la versione migliore di me facendo in modo di essere al meglio, di fare del mio meglio. Con coinvolgimento in ogni attività o situazione ma allo stesso tempo tenendomi lontano da una memoria che paragonerei a degli adesivi che nel corso del tempo sono stati attaccati su di uno specchio e che non consentono la visione del me vero; memoria che ha creato appunto attaccamento a situazioni, cose o persone e che funge da catena nei comportamenti di tutti i giorni proprio perché sovente su di essa si fonda la propria personalità e individualità.

In molti mi prendono per pazzo e forse lo sono ma abbandono anche quest’ idea relegandola nel grande magazzino dei giudizi andando avanti sulla mia strada col sole che piano piano si alza come ogni mattino. Illuminandomi.

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