
C’è chi le prende e chi le subisce.
Le distanze possono essere intese come spazio ma anche come tempo. Si misurano in mari, km, metri; in vite, anni e mesi…
Avvengono o si creano, come per chiunque nell’arco della vita. Possono dare nostalgia e tristezza e possono far nascere anche sorrisi. Tanto sta alla capacità che si ha di colmarle che favorisce in noi un senso di pienezza, gioia, gratitudine; un senso di fortunato appagamento nei riguardi di ciò che è stato ed è.
Avvengono per esempio nel caso si cambi paese o si perde una persona cara, in termini di lontananza, e in termini di tempo vale lo stesso: per un momento passato con altri o con noi stessi che ci ha instillato un senso di pace, un sentimento o una sensazione.
Ognuno ha il suo modo di colmarle: può essere il suono delle onde, un profumo oppure un pensiero. Un sogno; da un ricordo o da un oggetto o anche da una situazione, da una pianta o dal suo fiore; perfino da un tramonto che ricorre quotidianamente e che crea delle emozioni.
Le distanze sono fatte per molte cose: per riflettere e ritrovare se stessi o meglio per scoprire se stessi dal momento in cui si è coscienti che altro non siamo che recipienti di ricordi, ancestrali e non, che hanno forgiato e fuorviato un sistema ben al di sopra nelle nostre reali conoscenze che tendenzialmente chiamiamo personalità individuale al di là della genetica e della memoria; possono aiutare a dimenticare; possono guarire; possono far prendere consapevolezza sull’importanza delle cose.
Si possono prendere nei confronti di posizioni intese come punti di vista o nozioni ma anche persone, vizi e virtù.
A volte si prende distanza inconsciamente altre di proposito a seconda delle situazioni e delle necessità: in base al bisogno che la mente, il corpo e l’anima chiedono per arrivare ad uno scopo che è insito e nascosto ma che viene dal profondo. In qualche situazione vengono prese per quieto vivere o per istinto di sopravvivenza, di conservazione, per evoluzione in altre ancora per paura di mettersi in gioco.
Poco importa quando si scopre che:
Le distanze sono fittizie, sono fallaci, sono solo un modo per dare un’idea dell’ individualità che crolla nel momento in cui ti rendi conto di essere in pace con tutto: col tuo passato, con le situazioni vissute e presenti sapendo che anche quelle future non possono scalfire il tuo ormai consolidato discernimento e quindi che niente e nessuno può toccare la serenità mentale, fisica ed eterea che hai creato per te;
Quando ti ami e ami il mondo per come và;
Quando sai che indistintamente dalla dualità del mondo di maya fai parte dell’universo e quindi ti senti uno con tutto, trovando e seminando l’amore in tutto, per tutto, con tutto te stesso.
E così capita che ti ritrovi ad amare ogni singola cosa e ad essere grato per ogni piccolo attimo venuto al tuo respiro, e che verrà. Senza la paura. Senza il timore dell’avvenire; della perdita; della morte. Senti nella tua essenza più profonda uno stato di esultanza, di completezza perdendo le distanze e trovando l’unione.
Le di-stanza non sono altro che spazi dietro porte nel nostro cuore e nella nostra mente; nel nostro più profondo io dove poter entrare per far visita a qualcosa, qualcuno o a un momento, per qualche momento che abbiamo sempre vicino, dentro, addosso.

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