
Un’ altra giornata in compagnia di me stesso. Le onde calme fanno ancora da colonna sonora. L’estate sta per finire. Sempre meno persone sulla spiaggia ed io sul mio telo sempre troppo grande per non condividerlo con nessuno. In alcuni giorni la cosa mi pesa, in altri meno. Faccio a botte coi pensieri per arrestarli cercando di realizzare il mio sè più profondo nel silenzio, quello cosciente del fatto che NON SONO i miei sentimenti o le mie emozioni o le mie sensazioni; NON SONO la mia mente e neppure le circostanze a fare di me CIÒ CHE SONO ma bensì qualcosa di più profondo ed essenziale. Ho la consapevolezza che il corpo e la mente non sono altro che strutture nelle quali l’anima abita e dalle quali prima o poi se ne andrà; contenitori attraverso i quali fà esperienza per conoscere il tutto ed il nulla per poi tornare in una dimensione superiore che presto o tardi la rimanderà ad un’altra vita terrena tramite reincarnazione, con memoria di questo e di altro perché come ogni atomo è un software altrimenti non può essere.
Il karma brucia, tra le fiamme della coscienza che mi spinge all’illuminazione mediante la ricerca di un Dio che in molti travisano perché fuorvianti dalle religioni: sette che nel corso della storia ci hanno manipolato plagiando le parole di profeti e maestri; creando disorientamento sul concetto di un’entità superiore dalla quale tutti proveniamo e sulla strada da percorrere per raggiungerlo.
A volte mi perdo nelle paure e nella confusione dandomi conto del fatto di dirigermi su flussi di pensiero diversi da quelli nei quali molti vivono; mentre spesso proprio di questo me ne rallegro pur spaventandomi con curiosità su dove mi porteranno. Mi affido alla fede cercando di concedermi il beneficio del dubbio e della scoperta a dispetto di un’ esistenza già scritta da schemi globali e capitalistici.
Nel frattempo tento di incarnare al meglio tutti i più nobili comportamenti per rispettare le leggi universali.
Quando mi sento in difficoltà cerco la bellezza attorno a me trovandola sempre nella natura e nel suo silenzio; nel sorriso dei passanti, nella visione di un genitore amorevole, di una coppia innamorata; di un’artista che si esprime. Non c’è invidia, non esiste gelosia, nessuna forma egoica. Solo osservazione e connessione. Le faccio mie come se gli occhi mi permettessero di viverle in prima persona, col cuore, assorbendo delle sensazioni ed emozioni che in fondo fanno parte anche di me, che fanno da esperienza all’anima arricchendola. Trascendo mentre allontano ogni sfumatura materialista in un mondo che del materiale è schiava. Proprio per questo mi sento un pesce fuor d’acqua che a volte ha bisogno di rimmergersi, proprio per questo a volte mi sento lontano da MAYA con difficoltà di relazionarmi a lei; con il desiderio di abbandonarla. Consapevole di cosa c’è oltre, nel silenzio, senza tempo né spazio. Eppure continuo ad essere qui, ingnaro della mia “missione”, forse carente di pazienza e lungimiranza. Intanto il tempo e la vita scivolano veloci come acqua tra le dita; una clessidra della quale si conosce solo la sabbia caduta e non quella rimasta. Mi domando da dove venga tutta questa resistenza al fluire.
Chiudo gli occhi un momento sperando di abbandonare ancora una volta la coscienza costruita a favore di quella superiore, spesso solo lì riesco a trovare pace.

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