
Me lo ha insegnato il cammino di Santiago: che la vita è un viaggio, che le distanze da percorrere sono lunghe e a volte impervie; che si incontrano imprevisti e difficoltà; che non importa arrivare primi ma che si faccia il proprio percorso. Me lo ha insegnato il cammino che a volte bisogna fermarsi in un mondo che corre verso il raggiungimento di obbiettivi sfuggenti ed egoici; che ci porta a dimenticare il suono dolce dei respiri che si fondono con gli elementi, a non apprezzare le carezze del vento; a dimenticare i colori, a vedere sfocati i paesaggi.
C’ è bisogno di fermarsi, di capire chi siamo e dove stiamo andando; ma anche di non pensare percependo quella unica sensazione di essere: essere vivo, presente, una forma di energia nel sentiero esperienziale terreno destinato a tornare, prima o poi alla divina coscienza universale dal quale tutto si è creato.
Smettere di correre per rimettere insieme i pezzi e rinvigorire i colori per poter cominciare a dipingere su una nuova tela, bianca, come le nuvole che attraversano il cielo in un sereno giorno estivo evidenziate e schiarite dalla luce del sole. Trovare quella luce nelle nostre zone d’ombra dove si nascondono i cambiamenti e la conoscenza di noi stessi, oltre le maschere che nella quotidianità portiamo composte dai pensieri che ci plagiano nella forma più profonda di ciò che siamo DAVVERO. riconoscere il legame che abbiamo con la nostra mente e la distanza che ci allontana dalla nostra anima. Ascoltare, ascoltarci.
Prendere coscienza che tutte le nostre esperienze filtrano attraverso i pensieri, che è la compagnia dei pensieri che ti eleva o ti degrada.

IL CORPO è una carrozza trainata da 5 cavalli, i 5 sensi, dai quali ne scaturiscono LE EMOZIONI . L’ ANIMA il pilota e proprietario della carrozza. Le redini, LA MENTE che senza essere controllate condurranno la carrozza fuori strada nella sofferenza e nell’ignoranza. Che solo attraverso il controllo avremo la padronanza su noi stessi e quindi la felicità e la realizzazione: LA META.
C’è bisogno di fermarsi anche solo per un minuto, il tempo per comprendere se siamo sul sentiero giusto per la nostra anima senza dimenticarci l’importanza di esistere non per altri ma per noi stessi;
Per realizzare che siamo esseri limitati con poteri illimitati, riconoscere sia gli uni che gli altri senza giudicarci per tracciare una nuova rotta verso una crescita sempre più profonda in noi stessi che sia di esempio al mondo, che sia per il bene nostro e del mondo. La ricerca e lo studio di questo sono le carreggiate nelle quali guidare; la fede e la conoscenza il foraggio per i cavalli, il motore; il coraggio quello che occorre per mettersi in discussione e creare il cambiamento l’acqua per dissetarli, la benzina.
A volte proprio perché limitati c’è bisogno di fermarsi, ricordare, osservare, perdonarci, redimerci per poter andare avanti liberi nell’amore con grazia, gioia e pace: un pit stop sulla via della ricerca all’ illuminazione.

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