
Devi essere il primo della classe, il migliore della squadra, il più bravo, devi sapere più degli altri… al giorno di oggi o forse da sempre? Non saprei, ma so che siamo costantemente spinti alla competizione. Nelle fauci di un mostro errante chiamato EGO che spesso ci trita e frulla nella sua bocca creando in noi 2 componenti che seppure contrastanti hanno conseguenze devastanti e lasciano macerie emotive in qualunque essere umano gli capiti a tiro e spesso, con senno di poi, nell’essere stesso che ne è “impossessato”.
L’ EGO: nella definizione più superficiale viene detto come il proprio “io” , la propria autocoscienza.
Ma in realtà è quel mostro che vuole il dominio su tutto tenendo in schiavitù la persona, incentivando orgoglio e ambizione smisurata; controllo sulle situazioni, egocentrismo ed egoismo e tante altre piccole sfumature che spesso ci passano inosservate per mancanza di empatia, o di ascolto della nostra parte che va oltre la personalità sempre corrotta, una sordità nei confronti dell’individualità. Assoggetta attraverso la sofferenza con i sensi di colpa e la mancanza, attraverso la richiesta di “sempre di più” o di una richiesta di attenzione o considerazione aprioristica senza mai chiedersi il perché o il per come il soggetto della richiesta si senta o cosa provi; Crea un legame viscerale con il mondo materiale che a sua volta lo alimenta, per finire spesso in un circolo vizioso che porta solo all’insoddisfazione mediante un fugace senso di appagamento.
Non permette di vivere nell’ umiltà e questo fa si che spesso si crei in noi un accenno o un evidente stato di narcisismo. Per definizione il narcisista è la persona dedita al culto di sé e la propria persona
Una lotta tra narcisismo ed umiltà, dicevamo. Il narcisista non conosce il noi, si specchia nella sua sola immagine e non vuole nessun giudizio, vuole solo essere guardato, apparire. Fondamentalmente non sa relazionarsi perché crede solo alla sua perfezione e bellezza senza guardarsi intorno, senza scoprire ne abbracciare la moltitudine, abbracciando se stessi e basta, curando solo i propri interessi e bisogni; fà fatica, a volte evita del tutto ed in ogni modo nascondendosi o facendosi vittima di situazioni al prendersi le proprie responsabilità, scaricando all’esterno le colpe.
Come nella legenda greca dove Narciso abbracciandosi dopo essersi specchiato, nello stesso lago annega, lo stesso subisce col tempo il narcisista nella sua solitudine.
La persona umile riesce ad agire in coerenza e congruenza con quello che è il suo sentire, senza cercare conferme, approvazione o gratitudine, agisce perché desidera seguire una voce dettata dal cuore e perché non potrebbe fare altrimenti. Si mette al servizio di chi sente vicino ma anche di chi con lui non ha avuto nulla a che fare, solo per il piacere di essere presente al momento, la presenza al momento è ciò che sovente tendiamo a chiamare vita. Abbraccia il diverso e tende a farlo suo creando un empatia e sinergia che porta all’unità.
Bisogna avere uno stato di coscienza accentuato per riconoscere gli inganni che l’ Ego tende a farci. Bisogna saper andare oltre le regole del giudizio del bene e del male, considerando tutto ben fatto. Attuando l’amore per la moltitudine che porta all’unione.
Per farlo e per trovare questa coscienza possiamo affidarci al libero arbitrio superando le menzogne a noi stessi, consapevoli che a volte, spesso, non basta distinguere il bene dal male perché può celarsi nelle situazioni pura illusione, oltre a scegliere il bene quindi è necessario riconoscere il male nelle sue manifestazioni più sofisticate, spesso come giochi della mente, pensieri effimeri.
L’idea di libertà mette ansia perchè significa indipendenza, poichè quando l’individuo è in autonomia deve necessariamente assumersi le proprie responsabilità. La condivisione affettiva, la necessità di scambio, l’altruismo senza sicurezza di sé, la necessità di un riconoscimento in un ruolo, sono forme di dipendenza e le dipendenze e le paure sono gli strumenti di controllo dell’Ego sulla nostra mente.
È difficile da riconoscere specie in un mondo diffidente dove spesso si pensa nulla sia fatto per nulla. Ed essere se stessi è in proporzione ugualmente ostico da fare perché come detto i meccanismi d’inganno sono potentissimi. Il segreto sta nel vivere in unità e questo è fattibile solo attraverso l’amore. Significa annullare se stessi spogliandosi anche solo per un attimo della propria identità per un fine più nobile e sincero come l’amore stesso è.
Significa entrare in empatia con il prossimo, cercando di non prevaricare i confini dell’individualità abbracciando le differenze e le difficoltà. Significa comunicare reciprocamente, trovare una complicità e creare un rapporto che vada oltre le aspettative e la necessità di riconoscimento e riconoscenza. Per eseguire una tale operazione è però vero che bisogna relazionarsi con persone disposte a contraccambiare un tale pensiero anche solo nel proprio subconscio, disposte al sacrificio per una crescita bilaterale è proprio per questo che come affrontato in un altro articolo ( creazione, comunicazione armonia link di seguito https://lalunatraledita.com/2023/06/05/creazione-comunicazione-armonia/ ) la comunicazione è fondamentale.
Nel mio percorso, tramite autoanalisi mi rendo conto di aver vissuto alcuni frangenti di vita in balia di queste due componenti deleterie alle relazioni e al mio stesso stato del sé. Spesso in passato ho cercato insistentemente un ruolo ed una posizione in una relazione, nel sociale, il riconoscimento e la riconoscenza senza vedere oltre; senza considerare che quello che stavo facendo partiva effettivamente dal cuore e già solo quello era la mia ricompensa. Essere felice di essere e di fare; di creare e donare. Felice di muovere energia e bellezza, nel mio mondo interiore e in quello esterno. Opere e passi di incondizionato amore e sacrificio verso qualcosa di più grande, indossando l’umiltà magari inconsapevolmente, proprio perché in quel dato momento spogliato della mia stessa identità e concentrato su qualcosa che andasse oltre ogni personale interesse.
Oggi coltivo e cerco di praticare questa “arte” che dona serenità senza invadenze e di trovare il giusto equilibrio in ogni gesto e situazione. Non posso essere io a dire di essere sulla buona strada della riuscita ma la soddisfazione di essere “utile” e vedere apprezzati i miei gesti mi sostiene e motiva. Tuttavia capita ancora, seppure molto meno di frequente che l’Ego mi porti a soffrire tramite le insicurezze e le insoddisfazioni. In tanti momenti, sempre più spesso riesco a scacciare la necessità di possesso o di posizionamento. In altri esce quel velo di narcisismo che quasi si fonde e confonde con l’autostima. Mi fermo qualche minuto ed osservo oggettivamente me stesso e tutto intorno a me, le situazioni e il mio stato, poi la natura per tornare piccolo ed umile, leggero e fermo come una farfalla su un fiore, una lumaca in parete in equilibrio precario, cercando di non cadere di nuovo nei tranelli. Per sentirmi libero di esprimere quanto più posso senza condizionamenti, seguendo solo la strada dell’amore quello che tutto crea e che tutto può. Camminando in mezzo ad una nebbia fitta come quella dei giochi mentali e combattendo quel mostro che è l’Ego che separa dall’unità con tutto.

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