pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

La parte più difficile

Presto o tardi ci si arriva.

La parte più difficile delle cose, indipendentemente a cosa si faccia riferimento, è guardarla dritta negli occhi, riconoscerla, accettarla per quello che è, è  stato, e quello che sono/saranno le sue conseguenze.

Spesso ci si trova ad andare avanti in maniera inconsapevole senza dare troppa importanza a quanto successo. Cerchiamo e troviamo un sostitutivo in un mondo pieno di distrazioni e svaghi rifugiandoci in quelli che crediamo sogni e desideri ma che altro non sono se non diversivi che presto o tardi ci porteranno ad una coazione a ripetere le stesse dinamiche e a rischiantarci di muso sullo stesso muretto nascosto dietro un cespuglio o chissà dove.

Ci prefiggiamo obbiettivi e coltiviamo speranze nel realizzarli  senza analizzare le esperienze pregresse e quindi senza che ci abbiano insegnato niente se non qualcosa di superfluo che spesso finisce con l’incolpare la parte opposta, il destino, il carattere, la personalità o quel che sia, senza andare oltre un limite autoimposto, o,  appunto, una coazioni a ripetere di comportamento acquisite da genitori o da esperienze traumatiche trascorse che hanno creato meccanismi di difesa a noi sconosciuti o ignorati, ponendo cosi un ulteriore limite alla crescita. Senza porre attenzione ne su di noi ne sul mondo esterno, ne sui fattori che ci condizionano e così prendiamo sotto gamba ogni evento o passato riducendolo ad un trascorso di non molto conto senza veramente mai guardarci dentro. Ed è proprio guardarci dentro la parte più difficile.

La parte difficile è rivivere scene, belle e brutte, analizzarle, prendere i nostri comportamenti senza giudicare se sbagliati o giusti e trasformarli per come avremmo voluto che fossero in quel determinato momento. Consapevoli che da quel vissuto dobbiamo apprendere, e stiamo apprendendo, e che allo stesso tempo con compassione e comprensione verso noi stessi e gli altri, dobbiamo essere in grado di perdornarli coscienti e sinceri con noi stessi di aver fatto il massimo che potevamo fare con i mezzi e le conoscenze a noi concessi in quello dato momento.

La parte più difficile è il percorso che ti costringe a vedere con chiarezza le tue verità, gli schemi comportamentali, i meccanismi di difesa attuati nelle varie situazioni, a dichiararle a noi stessi con sincerità e a riconoscerli quando si ripresentano e accantonarli con un distacco cognitivo ed emotivo condizionato dalla comprensione e accettazione delle differenze di ciò che fa parte del nostro esteriore.
La diversità: quella caratteristica che rende il mondo un posto bello e nel quale si può riscontrare quanto in effetti possiamo essere un’ unica entità se concepiamo quella differenza in essere come uno stato di completezza rispetto alla nostra mancanza. O a volte riconoscendole come caratteristiche della nostra parte inconscia, abbracciandole come possibilità di apprendere dal prossimo e amandole nella loro lontananza da noi, la moltitudine altro non che tutt’uno con noi stessi. La parte mancante che ti completa e ti insegna attraverso la sua, per noi a volte complessa, concezione. Le esperienze di fronte alle quali ti pone.

La parte più difficile è lasciare andare quanto vissuto perché appartenente al passato e che dunque non può tornare indietro se non sotto altra forma. Rendendoci svegli e attenti ai nostri comportamenti, emozioni e azioni quando questi si ripresenteranno. È un gioco continuo nella conoscenza, riconoscimento a consapevolezza dell’essere, indipendentemente da tutto, senza mai tradire i propri valori etico – morali.

È una continua giostra dove il vero divertimento sta nello scoprire noi stessi e gli altri per quello che possono e possiamo darci personalmente e reciprocamente senza tradire la legge ermetica dell’equilibrio, quella del dare/avere. È  una corsa ad ostacoli nella quale, a volte, bisogna saltare ma altre volte è possibile girarci attorno.

La parte difficile è continuare a trovare la forza in sé per fare un tipo di ragionamento del genere inculcandoci bene in testa che tutto è ben fatto perché disegnato al fine di insegnarci, volta dopo volta, una lezione atta proprio a indicarci le nostre mancanze, limiti e a porci il dovere di lavorare su di esse per evitare di ripeterla, per cercare uno stato perfetto e impermeabile da quelle che saranno le prossime, pur mantenendo un atteggiamento aperto alla vita con attitudine all’apprendimento.

La parte difficile arriva ogni giorno dopo. L’importante è essere pronti e felici di sfidarla, con amore, passione ed entusiasmo.  Riconoscendo la perfezione dell’imperfetto.

L’aiuto sta nell’apprezzare le cose belle di cui il mondo ci fa dono, c’è chi le trova in un fiore, nel mare o in un tramonto tra i monti, c’è chi le trova nel silenzio dei boschi, chi nel proprio respiro o nell’ ascolto dei propri battiti di cuore. In un momento di felicità condiviso, in un abbraccio, in un bacio sotto ad una luna ed un cielo stellato. Ognuno ha il suo modo. Spero voi troviate modo di scoprire e imparare il vostro, coltivando l’amore per la vita tutta e per tutta la vita.

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