
Ho perso ogni bisogno, ogni attaccamento alle cose. Non c’è nessun oggetto per il quale potrei dire non posso farne a meno. Ho perso bisogno e attaccamento alle necessità di sentire. È come nulla potesse appagarmi più di quanto non sia già.
Eh già, più di quanto non sono. Perché so di essere; so di essere tutto ma anche niente. So di essere una forma umana gentile che cerca ogni giorno di fare del suo meglio con i mezzi che ha per collaborare e crescere con e per mezzo di altre forme umane, di altre esperienze, che mi accadono e che mi circondano.
So di essere qualcosa di meraviglioso che agisce senza coscienza delle cose ma con coscienza di sé. Metto amore, passione e dedizione in tutto quello che faccio. A volte sbaglio, a volte mi faccio anche troppo prendere la mano dai miei stati di partecipazione, a volte vado più oltre di quanto dovrei e potrei dare, e li vado in hang over di energia. Mi spengo o esco dai requisiti che spesso servono per percorrere una strada cui bisogna stare dentro. Ma sono guidato da una forza interiore della quale prima non ero a conoscenza.
Ora sò, ora sò che tutto quello che faccio, dico o mi capita è al fine di darmi una sveglia per la mia coscienza, per farmi realizzare che nulla succede a caso e che tutto è perfetto così come è. Tutto è messo al suo posto per rendermi un essere sempre più consapevole del mio sè, quello che tutto guida e tutto sà già. Ora sò che l’intelletto altro non è che guidato dal desiderio e che non è teso all’arricchimento della mia anima ma bensì un albero sotto al quale già risiede tutto ciò che è, è stato, e sarà.
Il desiderio una condizione data dall’universo al fine ultimo di deludere e riportare l’essenza in quello stato primordiale dove niente è e tutto è. Quante volte dopo una soddisfazione arriva la frustrazione, quante volte dopo una aspettativa arriva la delusione.
Bhe ti dico che tutto ciò che sono, sono perché io sono, io sono tutto ciò che devo essere così come sono e sarò tutto ciò che sarò perché così dovranno essere i miei passi fino alla coscienza più solenne.
Manterrò la mia forma gentile, amorevole, premurosa e onesta, fedele e rispettosa di tutto ciò che sono e di tutto ciò che mi circonda perché ogni cosa è connessa con me ed è lì per rendermi più cosciente e consapevole di ciò che sono. Perché ogni cosa, evento e atto è messo di fronte a me per rendermi ogni volta più saggio, maturo e forte. Conoscente della mia anima e del mio compito. Rappresentare tramite i gesti, i pensieri e le azioni l’infinito essere che sono.
Mantengo quello stato di ineffabile innocenza che contraddistingue un bambino che guarda un fiore, con curiosità, con assenza di conoscenza, con assenza di giudizio. Studio ogni singola sensazione che ogni evento mi darà con la stessa attenzione del fiore senza dover etichettare nulla, senza alcun attaccamento né aspettativa di sapere, perché, per chi o per come è messo li. Annuso il suo profumo curioso della fragranza e della sensazione che esso può darmi per poi passare ad un altro fiore, cosciente e consapevole che tutto è ed io con esso.
Ora sò che tutto sono io, e che io sono Dio nella sua forma più grezza e umana. Quella ricca di errori e dispiaceri e che sono così per farne esperienza per portare la mia coscienza a un livello superiore dove niente è sbagliato e niente è giusto ma soltanto è.

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