pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

L’arte del non fare

Il sole del primo mattino a baciarmi il viso dopo qualche giorno di nuvole e pioggia riapre i pensieri su ciò che giusto o non giusto per me. Ho detto no ad un nuovo lavoro che sento non faccia al caso della mia anima nata e cresciuta nella ristorazione. In molti magari avrebbero messo la firma a sangue per un posto nelle poste seppure inizialmente temporaneo sarebbe stato lo sbocco per un nuovo percorso. Il posto fisso da tanti idolatrato e rincorso per una vita. Ma d’altronde siamo in una eterna ricorsa al denaro ed ad una posizione che dimostri chi siamo in questo mondo.

Iniziamo con l’essere dei bravi figli, obbedienti, educati e chi più ne ha più ne metta. Per poi diventare bravi studenti, genitori, partner, lavoratori, ecc ecc ecc.

Una continua dimostrazione al mondo esterno di ciò che si è alla ricerca dell’ approvazione e accettazione, dell’ identificazione, quando poi ognuno di noi in fondo sà già di ESSERE. Essere tutto ciò che si vuole indipendentemente dal ruolo nella società.

Questo mi riporta a tanti trascorsi in cui ho messo davanti gli interessi altrui ai miei per compiacimento. In molte occasioni, specie nella mia ultima relazione sono successe cose che sono state in parte travisate ed in parte comprese dalla mia compagna. Il fatto di presentarmi spesso a casa sua con la colazione, il fatto di dimostrare insistentemente quanto tenessi a lei con gesti e attenzioni a volte spontanee e a volte con il fine ultimo di avere la sua completa considerazione e approvazione hanno fatto sì che in primo piano ci fosse un servilismo ed un opprimente stato di competizione tra ciò che sulla base di quanto facessi dovevo essere corrisposto allo stesso modo.

Gesù disse tratta il prossimo tuo come vuoi essere trattato. Così come non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Queste parole mi hanno fatto riflettere su come molti miei atteggiamenti e azioni non fossero altro che proiezioni di ciò che avrei voluto ricevere. Ma l’amore in effetti non è questo. L’amore è qualcosa che è già dentro di noi e che in pochi, noi stessi per primi, riusciamo a riconoscere e nel quale difficilmente riusciamo ad identificarci.

Spesso ci affanniamo nel fare qualcosa che seppure per la società ed il contesto esterno a noi più vicino è giusto nel nostro interiore sentiamo una forzatura.

Altre volte i gesti più spontanei e sinceri vengono scambiati per forzature perché non si comprende che certe cose sono sentite e naturali. Sta tutto nella lettura dell’anima e nel modo e per il modello con il quale ci si è fatti conoscere.

Bisogna imparare a non fare. Non fare le cose con un secondo fine e soprattutto a leggere quali cose sono fatte con sincerità e con piacere da una persona sulla base del suo desiderio più profondo.

Molte volte mi chiedo dove ho sbagliato nel rapporto. La lista è lunga. Alla prima voce in ogni modo risulta sempre il non essermi fatto conoscere esattamente per ciò che sono o meglio per ciò che sento di essere: un anima sensibile e dedita all’amore e alla condivisione delle esperienze, emozioni e sentimenti, un anima dolce e romantica che crede alle favole con i lieto fine. In altri frangenti mi chiedo se sono mai stato compreso ed accettato per queste mie caratteristiche o se ci sono stati limiti caratteriali ed esperienziali che con i loro meccanismi di difesa e con una paura recondita hanno limitato la possibilità di una vera vita di coppia.

La risposta è semplice e ripetitiva. Dopo secoli di dipendenza maschile la donna è piu forte, libera e ormai affermata e non ha bisogno né di un padre sostitutivo, né di un badante né di qualcuno che dia dimostrazioni di presenza con l’attesa e l’ambizione di un’ affermazione in un ruolo stereotipato negli anni, ma semplicemente di una persona che ci sia. Che sia presente nel momento in cui alla fine degli impegni e dei stress quotidiani faccia fronte a quel senso di smarrimento che un pò a tutti prende quando si è sotto pressione. E non creando ancora più pressione con ripetitivi atteggiamenti di insicurezza sul proprio ruolo.

È anche vero che nei rapporti, indipendentemente da quanto essi stretti siano bisogna tener presente il principio del dare e avere. Ma questo deve essere anche interpretato e correttamente letto sulla base delle possibilità di ognuna delle parti.

Credo sia corretto imparare ad uscire dagli stereotipi che i nostri nonni, genitori, o chi per voi ci hanno dato esempio perché i tempi cambiano e le persone evolvono sulla base degli eventi e delle situazioni. Credo altrettanto sia corretto credere nell’amore puro e sincero senza barriere di ogni sorta, aprendosi all’esperienza senza porsi limiti. Ci sono tante cose che devono essere riviste nei nostri paradigmi. La cosa unica che vorrei portare avanti alla quale non smetterò mai di credere è l’amore e la dimostrazione di questo in tutte le sue forme senza andare in contrasto con l’amor proprio, seguendo l’istinto e la voce della propria anima. Con spontaneità, e riguardo per sé stessi prima e per le persone a cui lo si vuol dare poi.

In fondo non serve molto per esprimerlo dal momento in cui noi stessi siamo amore. Basta essere.

IMPARANDO GIORNO DOPO GIORNO L’ARTE DEL NON FARE.

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