pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

La consapevolezza dell’essere

Da bambino, nell’età infantile dai 2 ai 6 anni, secondo molti racconti di mia madre ero una creatura molto  tranquilla e silenziosa, giocavo con pentole e coperchi, cucchiarelle e mestoli, navigavo nella fantasia esplorando posti immaginari e mi divertivo a costruire oggetti con qualsiasi cosa trovassi per casa, nel cestino delle utensilerie per cucire o tra le guarnizioni e i manicotti di papà, li chiamavo “ciusky” perchè il cartone più in voga del momento era Doraemon. Poi via via le cose sono andate cambiando, è iniziata la socialità scolastica con la quale un pò si viene condizionati dal gruppo, o meglio ci si auto modifica per entrare a farne parte assorbendo quelle che sono le abitudini o le fantasie dei compagni per entrare in sinergia. Raramente ci si apre a far vedere effettivamente quello che si è,( cosa che tuttavia si riscontra molto spesso anche nell’età adulta) si prova a mascherare un pò per vergogna o per paura di non piacere o di non essere compreso. E così ci si omologa all’ordinario.

Tra compiti e impegni sportivi ho cominciato ad avere meno tempo per fare quei voli pindarici nella fantasia.

E cosi diventando grande, seguendo il passo imposto da ciò che è, secondo la società, giusto e sbagliato succede che si tarpano le ali all’immaginazione lasciando sempre meno spazio all’espressione di quell’essere così innocente e autentico mettendo in primo piano il percorso da tracciare per diventare una persona affermata e forte e non più un bambino puro e innocente. Lo si fà per il bene sicuramente dell’individuo in relazione al mondo per come ci è stato descritto nei secoli, ovvero fatto più di scuri che di chiari. Questo col passare del tempo forma l’ uomo. Si va avanti seguendo dittonghi, dogmi e paradigmi e ci si dimentica di come era facile ascoltarsi e vivere nella spontaneità delle proprie emozioni e necessità.

In molte occasioni, forse in troppe, si perde questa facoltà di saper sentirsi, seguendo il proprio io più naturale e puro e ci si ritrova a condurre una vita ordinaria, spesso grigia per lo smarrimento di quel contatto con se stessi.

Si perde la consapevolezza dell’essere, che va al di là di ogni forma viziata e plasmata dalle convinzioni trasmesse e assorbite demandate dalla TV, sempre più oggetto di manipolazione volta alla competizione e al consumismo, dalla società che con la minaccia dell’emarginazione porta l’individuo a omologarsi per creare la propria realtà personale condizionata dalle esperienze che di volta in volta si susseguono e delle quali raramente si fa tesoro se non in modo egoistico e vittimistico; si perde la spontaneità per paura del giudizio; ci si conforma e convince di qualcosa che forse non si è realmente.

Questo mi capita di riscontrare nella mia storia, ho mantenuto alcune delle infantili, recondite “spotaneità” i mestoli, i coperchi e le pentole si sono trasformate nella passione per la ristorazione, i voli pindarici in posti lontani da scoprire, in voglia di viaggiare e conoscere nuove culture e nuovi paesaggi, la voglia di costruire “chusky” si è trasformata nella capacità o almeno nel tentativo di risolvere i problemi che nel corso del cammino mi si pongono davanti, ingegnando quante più soluzioni possibili per proseguire oltre l’ostacolo. Ma nonostante questo dopo un’ analisi approfondita del mio trascorso mi trovo ad ammettere che in molte occasioni ho tralasciato i miei bisogni e le mie emozioni; sensazioni e sogni per adeguarmi all’immagine che la qualunque voleva di me, o almeno per quello di cui sono stato convinto dall’esterno. Tutto questo per raggiungere obiettivi in una gara alla quale non ho scelto io personalmente di competere; forse perchè esperienza dopo esperienza non ho appreso ciò che davvero dovevo apprendere, forse perchè ogni lezione l’ho messa in relazione al mondo esterno e non a quello mio interiore. Così caduta dopo caduta sono entrato in un loop di vittimismo ed insicurezza e allo stesso tempo di aggressività e prevaricazione del prossimo con giudizio e conseguentemente di manipolazione dovuto alla non accettazione della diversità. E sono felice di averli scoperto, riconosciuto e corretto nell’amore e nella gratitudine.

Non tutti ritrovano questa consapevolezza dell’essere, quel sentimento di amore puro ed innocente per se stessi e per il mondo esterno senza la paura del confronto e dell’ autogiudizio amorevole. Molti continuano ad andare avanti in pilota automatico trascinati dalla corrente dei condizionamenti e delle convinzioni ormai consolidate in 15, 20, 30, 40, 50 anni, o semplicemente senza mèta navigando a vista, spesso alla cieca.

Quando si cerca di ritrovarla, cosa non facile, si deve prima passare dal perdono di sè stessi e del mondo che ci ha plasmato, ed il perdono si sà, passa dall’amore: amore per se stessi e per la vita. A sua volta, di riflesso, bisogna essere consapevoli dei propri obiettivi sulla base dei propri valori e principi derivanti dalle esperienze. Se si facesse un autobiografia analizzando i propri errori, facendone tesoro e capendo la lezione che di volta in volta dovremmo imparare, scopriremmo che ogni errore fatto deriva dall’assenza di ascolto di se stessi e dei propri bisogni, delle proprie emozioni. Ci si nasconde dietro un dito per paura di essere scoperti quando poi gli unici che ci stiamo cercando siamo noi stessi.

Alcuni ci arrivano prima di altri, alcuni ahi loro, ci arrivano solo sul letto di morte: quando capiscono che la vita è molto di più di una semplice apparenza o modo di essere consolidato nel tempo.

Bisognerebbe farne una materia scolastica, l’ascolto delle proprie emozioni e la comprensione dei propri bisogni cosi come la condivisione dei stessi per creare un mondo più empatico con se stessi e con gli altri. Questo a mio modesto parere potrebbe cambiare il mondo per come lo conosciamo. p.es. immaginate che un tale Adolf educato a scuola ad ascoltare ed analizzare la sua rabbia ed il suo odio, ad esternarlo e a confrontarlo con la bellezza e la purezza dell’anima nel profondo, e del mondo, seguendo la comprensione dello stato delle cose e a riconoscere i condizionamenti esterni che lo hanno portato alla creazione di quelle emozioni. se gli si fossero state insegnate ad applicare queste cose e a discernere da tutto ciò che era, avrebbe dato vita ad un genocidio di massa e alla distruzione di mezzo pianeta?

Spesso la coscienza personale va per conto suo ma sono fermamente convinto che se condivisa ed insegnata al prossimo con i giusti modi e la giusta attitudine all’ascolto e all’apprendimento si formerebbe una coscienza collettiva che farebbe di questo mondo un posto migliore.

Pare ovvio in tal senso che il primo passo parte da noi stessi, nel riscoprire il piacere di parlarsi ed ascoltarsi con onesta e sincerità, nel riconoscere e rispettare, accettando i nostri limiti, comprendendo ed amando le diversità, nel condividere con serenità i propri sentimenti e sensazioni andando oltre la paura del giudizio, cercando ogni giorno di vivere appieno la vita in ogni sua esperienza senza sentircene vittime ma traendone il massimo insegnamento al fine di progredire ed evolvere nella consapevolezza di essere su questa terra per fare di ogni esperienza il tasselo di un puzzle che raffigura qualcosa di superiore, eterno e già scritto per certi versi da una fonte di energia che spesso ci dimentichiamo o che ci sfugge chiamata cosmo per i laici, Dio per i cristiani e via discorrendo per tutte le dottrine. Per amarle per ciò che sono, coscienti e consapevoli che stiamo tutti facendo un percorso senza gara alcuna e che se troviamo una visione luminosa, lucida e non vittimistica dei fatti che ci si palesano sulla strada nulla potrà turbare ciò che realmente siamo: Esseri di luce composti di energia in movimento ed in continuo cambiamento.

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