pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

L’AMORE VINCE SEMPRE.

Ci sono giorni che scorrono come nulla fosse, come se le lancette dell’orologio scivolassero sull’olio, giorni in cui anche i sassi riescono a muoversi in un deserto. Sono quei giorni dove, paradossalmente almeno per me, tutto pesa, dove i pensieri si ammucchiano uno sopra l’ altro come un ammasso di peluche che nascondi dentro l’armadio per prendere vita col tempo. Quando poi, riapri le ante ti trovi mille occhi, luminosi, che ti guardano con sguardo austero pronti ad assalirti in massa. Pronti a farti a pezzi , a sgretolare anche quell’ isola che hai costruito per salvarti da un mondo che scorre verso una cascata a piede libero, una di quelle che riesci a vedere il fondo solo sforzandoti e che ti mette paura per il semplice fatto che non sai come starai dopo la caduta. Morte o resurrezione.  Questo è uno di quei pensieri che ti viene in mente. E mentre lo pensi, guardando quella massa immagini tutte le montagne dentro di te, le tue difese meccaniche formate dall’infanzia, i tuoi modi di agire e reagire alle cose che secondo i tuoi schemi imposti da cultura, educazione, e esperienze condizionano ogni tuo istante, ogni tuo pensiero, comportamento e scelta, le stesse che ti hanno portato a creare quell’orda di pupazzi…

Prendendone coscienza e realizzando che ognuno ha la sue, con i suoi armadi,  cerchi di tenerti a distanza limitandoti a quello che sei tu. Fatto di respiri e di forma, ma non solo, fatto di energia, luce e sostanza. La stessa sostanza di cui, si dice, sia fatto l’universo. E allora provi a vibrare su altri livelli, cambi secondo il tipo di circostanza vuoi per te. Cambi anche se cosciente di non vivere totalmente nella realtà. O meglio nella tua realtà quella che ti sei costruito con mura fortificate per 35 anni, manco fosse una rocca medioevale. Ti rendi conto di aver vissuto una vita con la maschera. Quella voluta dal mondo esterno e dai stereotipi, quella che ti vede, compagno, genitore, imprenditore o lavoratore, quello che cerca di stare al mondo compiacendo gli altri per il senso di sentirsi integrato, accettato, realizzato. Pieno del tuo IO, il super IO, quello che ci hanno insegnato a scuola e che si è formato da bambini con il primo “è  mio”. Ma ad un certo punto ti ritrovi a fare i conti con te stesso, con quei peluche che vogliono seppellirti non appena apri l’ armadio. Devi guardarli negli occhi e affrontarli. All’inizio ti senti sommerso, ma è  cosi che cominci a scavare. Scavi così a fondo lottando tra quei pupazzi che ti dimentichi di quello che sei stato trovando il tuo io più profondo. Ognuno ha il suo con il quale dover ulteriormente fare i conti, perché, la battaglia inizia solo quando esci fuori da quel groviglio di lana, scheletri e occhi di plastica, anzi è proprio lì che comincia la vera guerra. Abbattere le truppe di un esercito formato da una vita vissuta sulle righe di qualcosa dettato e inconsciamente imposto. Decifrato chi eri e cosa vuoi essere trovi la motivazione per lottare con tutte le tue forze, contro te stesso per cambiare un modello che fino ad oggi ha dato vittorie e sconfitte che, messe a bilancio, non valgono ancora il successo.

Ognuno ha il suo concetto di successo. C’ è chi lo vede come una vacanza, due o tre all’anno seppure brevi, pillole di felicità con fughe dalla frustrazione(ndr), chi una vita colma di risultati legati all’opulenza, alla materialità (fittizie). Chi nelle emozioni, nel partecipare alla felicità di qualcun’altro, condividendo la propria perché in fondo se sei felice e non hai con chi condividerlo rende deprimente l’atto di esserlo in sé per sé.

Ultimamente, spesso mi trovo in quest’ultima condizione e a quel punto,  realizzato che tutto è così come è ti affidi alla natura delle cose. Trovando l’appellativo al fatto che bisogna accettare che tutto è perfetto nella sua imperfezione, (una cosa che amo di lei ndr) che ognuno ha i suoi peluche, le sue strutture, meccanismi di difesa e paradigmi. Che non puoi fare niente se non esserne affascinato, continuare ad amare per continuare a scoprire la persona che hai accanto, la sua diversità (questo vale per chiunque tu abbia intorno).

E che lo stesso vale per te stesso, e quindi, continuare ad amare te stesso per continuare a conoscerti. Perché in fondo tutto è  in continuo cambiamento, e anche questo bisogna accettarlo.

Ti guardi dentro e senti il bisogno di perdonare i tuoi familiari per come ti hanno modellato al mondo, inconsapevolmente, sulla base delle loro esperienze a loro volta trasmesse, perdoni chi ti ha trattato in modo superficiale e violento perché, probabilmente, per quelle che erano le circostanze in quel momento non poteva essere altrimenti. E perdoni te stesso per averlo a tua volta fatto agli altri.

È un lavoro pesante e senza sosta perché scavando ci sono talmente tante cose sbagliate fatte che davvero bisognerebbe rendere conto a Dio. Ma a volte è  bene anche sentirsi Dio di sé stessi. Alla fine la voce interiore è  quella che nasce dalla coscienza di ognuno di noi e non certo da un chissà quale essere con la barba bianca seduto su di una nuvola.

Ci sono altri giorni invece in cui le lancette sembrano fermate da un gigante. Di quelli ancora non sono pronto a parlare ma ne parlerò. Perché prima o poi come nelle fiabe, nei videogiochi o nei cartoni, il protagonista deve affrontare il drago per salvare la principessa, difendere il tesoro o salvare il suo castello.

Indipendente da quale giorno sia, comunque, la mente veloce o lenta viaggia lungo le sue autostrade a volte fatte di negatività altre solcate da un’onda di speranza e di belle prospettive, anche nei peggiori dei scenari.

È  strana la mente, ti porta un pò qua e un pò là. A volte è bene separarsene e affidarsi al caso. Prendendo coscienza di ciò che è stato, di ciò che si è vissuto e migliorando sulla base di quello, riconoscendone i fattori fuorvianti, accettando le diversità, amandole e rimanendone affascinati, concentrando le energie per essere ciò che secondo i tuoi valori e principi più interiori significa successo e rincorrendolo alla stregua, e sono sicuro che a conti fatti, L’AMORE VINCE SEMPRE.

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