pensarlo è come viverlo

In un certo senso se ci si pensa attentamente anche in fase onirica, nella fase rem più profonda si vive una realtà parallela che a livello conscio svanisce al risveglio, dimenticando il sogno. Ma resta quella sensazione di aver vissuto un’esperienza pur restando nel tuo letto. Per di più recenti studi quantici hanno appurato che tramite meditazione, visualizzazione e concentrazione si può ” vibrare” ad una frequenza tale da connetterci con l’universo, gia presente nel nostro DNA

Bali, 2025

Il peso del lavoro

Ieri parlando a cena con amici si è toccato come sempre il discorso del lavoro. Una costante delle tematiche odierne.

Al giorno d’oggi se ci pensiamo bene passiamo come medicamente consigliato 8 ore di sonno (chi è fortunato) più di 8 ore a lavoro e ci restano 8 ore (a volte anche dislocate nelle giornata per chi fa turni spezzati) per lavarsi, passare del tempo con il/la partner, stare con i figli, con i genitori, prendersi del tempo per se, mettere in ordine casa, il giardino o quel che sia.

Siamo così presi dal dovere, dal paradigma e dalla società tanto consumistica che reclama beni e servizi, che, tra le altre sono in continua evoluzione e che quindo richiede costanti aggiornamenti che portano via altro tempo ancora. Come se non fosse abbastanza quanto già si fà.

Ci rabbattiamo a destra e a manca per un successo apparente che il più delle volte porta assenze ed infelicità.

Senza poi considerare la linea del tempo che resta un’infinità incognita per chiunque.

Ci si crea l’aspettativa e l’obbiettivo che spesso viene spostato ogni volta più avanti a dimostrare che non ne abbiamo mai abbastanza. Con questo non voglio dire che bisogna essere rinunciatari e mancanti di ambizione. Piuttosto vorrei portare alla luce la riflessione sul successo per come ognuno di noi lo identifica con la speranza che vada al di là di un semplice, gretto ambito materialistico.

Per di più c’è da mettere in conto che per quanto ci si affanni viviamo tempi dove il cambiamento dei mercati e delle abitudini è sempre più repentino. Soprattutto se vediamo i gap generazionali che prima differenziavano noi dai nostri genitori e poi noi dai nostri figli (classe 60 70) con l’ avvento dei millenials (80 90) si è già notato un accorciamento di tempistiche con la quale gli usi ed i costumi sono cambiati. Lo stesso lo si può notare ancora di più e con ancor meno larghezza di tempo tra i nuovi maggiorenni di adesso e la generazione in fase adolescenziale. Questi cambiamenti condizioneranno ancora di più le dinamiche lavorative che la nostra generazione sta cercando di inseguire con affanno e per le quali un giorno arriveremo, almeno dal mio punto di vista, a dover scegliere se continuare a rincorrere o fermarci, fare un passo indietro, e accontentarci semplicemente di VIVERE.

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