Fumavo una sigaretta sull’uscio, guardando fuori il temporale che batteva sulla strada fondendosi ai fiumi di acqua che scendevano dalle grondaie. Detriti dei lavori appena finiti, dai più grandi ai più piccoli erano sdraiati a terra come soldati sotto attacco, sembrava si tenessero con forza al pavimento che sempre più era rigato e crivellato dallo scorrere. I più piccoli con meno resistenza rotolavano verso un destino che sembrava già disegnato per un percorso verso i scarichi, o chissà dove. I più grandi e resistenti sembravano arretrare pian piano ma comunque arretrare. Guardando questa, che potrebbe sembrare una banalità, mi sono reso conto di quanto le persone, me per primo, somigliamo ai sassi, cerchiamo di opporci allo scorrere delle cose per come sono disegnate già cercando di aggrapparci con forza al pavimento di situazioni, averi e tutto quello a cui pensiamo di tenere senza dar retta mai alla corrente che ci spinge in direzioni diverse da quelle che vorremmo prendere o nelle quali siamo già sul corso. Senza accorgerci che il massimo che possiamo fare da bravi sassolini quali siamo è cercare solo di prendere “meno acqua in faccia possibile”, di trovare il bordo del fiume che ci lasci condurre la vita senza troppi sbalzi o correnti, che, quasi sicurtamente ci porta alla montagna di detriti formata dal tempo nell’inconsapevolezza di altri sassi portati via, dove tutto si deposita e dove sei solo uno della massa.
A TE LA SCELTA VUOI FARTI PORTARE VIA? SE SI FINO A DOVE?


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